C’è una geometria invisibile che regge i nostri palazzi. Non è fatta solo di angoli retti, pilastri in cemento armato o linee millesimali. È una geometria di sguardi, di silenzi e, troppo raramente, di contatti. Oggi è il 21 gennaio, la Giornata Mondiale degli Abbracci. Potrebbe sembrare un tema insolito per una rivista che si occupa di ripartizione spese e manutenzione caldaie, ma se ci fermiamo a riflettere, che cos’è un condominio se non un grande, complesso e talvolta goffo tentativo di abbraccio collettivo?
Abitare sotto lo stesso tetto significa, dopotutto, condividere lo spazio vitale. Eppure, abbiamo passato decenni a costruire barriere: porte blindate sempre più spesse, spioncini che guardano con sospetto, ascensori in cui il silenzio è l’unica regola condivisa. Abbiamo trasformato la vicinanza fisica in una distanza siderale.
Ma la storia che abbiamo raccontato in questi mesi su Benvenuti in Condominio ci dice altro. Ci racconta di vicini che si scambiano le chiavi, di giardini segreti curati insieme, di soffitte che svelano memorie comuni. Ci racconta che, sotto la crosta dei verbali d’assemblea, batte il cuore di una comunità che ha fame di umanità.
Abbracciare un condomino non significa necessariamente un gesto fisico (che, lo sappiamo, tra le scale della Garbatella o i loft di Milano potrebbe creare qualche imbarazzo!). Significa però praticare l’abbraccio civile:
- È un abbraccio la pazienza di chi aspetta che il vicino finisca di scaricare la spesa prima di impegnare l’ascensore.
- È un abbraccio il biglietto lasciato sul parabrezza per avvisare che le luci sono rimaste accese.
- È un abbraccio la scelta di non far scoppiare una lite per un tacco che batte sul soffitto, preferendo un sorriso e una parola gentile il mattino dopo.
In questo 2026, la tecnologia ci offre case sempre più “intelligenti”, domotica che prevede i nostri desideri e algoritmi che gestiscono i nostri consumi. Ma nessuna Intelligenza Artificiale potrà mai sostituire il calore di una stretta di mano tra vicini che hanno appena risolto un problema comune, o il conforto di sapere che, al di là del muro, c’è qualcuno pronto ad ascoltarti.
Oggi vi sfido: rompete il protocollo. Incrociando quel vicino “difficile” nell’androne, non limitatevi a un cenno distratto. Regalate un sorriso, una parola di apprezzamento, un gesto di apertura.
Perché un palazzo che non sa abbracciarsi è solo un cumulo di mattoni. Un condominio che impara a farlo, invece, diventa una casa.
Buona Giornata degli Abbracci a tutti voi, abitanti della bellezza condivisa.
Giulia Nicora