L’AMMINISTRATORE IN VACANZA: TRA MITO DELL’H24 E REALTÀ PROFESSIONALE
C’è un falso mito che circola nelle assemblee: “L’amministratore è pagato per rispondere sempre, a ogni ora, anche a Ferragosto”. La realtà, per chi vive la professione con serietà, è ben diversa. Il 15 agosto, mentre il resto del mondo stacca la spina, il professionista è spesso bersagliato da chiamate per questioni che, nel 90% dei casi, non hanno nulla di “urgente” o “indifferibile”.
Da professionisti, analizziamo questo fenomeno: la reperibilità è un dovere o un abuso? E quanto vale questa “utilità sociale” che ci viene richiesta?
La bufala dell’H24: cosa dice davvero la legge
È fondamentale chiarire un punto: non esiste alcuna norma di legge che imponga all’amministratore di condominio una reperibilità 24/7, 365 giorni l’anno. L’amministratore è tenuto a gestire le emergenze (incendi, allagamenti, crolli), ma la distinzione tra emergenza reale e disagio soggettivo è netta. Ricevere una chiamata alle 22:00 per lamentarsi che “il vicino ha la TV alta” o per chiedere “quando passano a pulire il cortile” non è un’emergenza condominiale. È un abuso della disponibilità professionale.
Il peso dell’utilità sociale
L’amministratore svolge effettivamente una funzione di presidio sociale. Mantenere l’ordine, gestire la sicurezza e far quadrare i conti di un intero fabbricato è un ruolo delicato. Quando il professionista è in vacanza, la sua capacità di delegare e di gestire le emergenze da remoto è ciò che impedisce al condominio di collassare. Questa funzione, però, ha un costo invisibile: lo stress, la costante connessione e l’incapacità di godere di un vero riposo.
La proposta: un compenso minimo per la reperibilità?
Vista l’enorme responsabilità, è corretto discutere di un compenso extra o minimo per la reperibilità?
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La tesi del “sì”: Se il condominio richiede un servizio di assistenza che va oltre l’orario di ufficio o che copre i periodi di pausa, è legittimo che questo diventi una voce di costo specifica nel preventivo. Non un “compenso per le chiamate”, ma una “indennità di reperibilità” che garantisce la disponibilità di un professionista (o di uno studio sostituto) pronto a intervenire su guasti gravi.
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La selezione della clientela: Questo compenso servirebbe anche da filtro: chi è disposto a pagare per un servizio di reperibilità seria, probabilmente capirà anche la differenza tra un’emergenza reale e una sciocchezza da rimandare al lunedì mattina.
Come gestire il “disturbo” professionale
L’amministratore non è uno schiavo digitale. La soluzione non è solo il compenso, ma una corretta impostazione dei confini professionali:
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Protocollo di Emergenza: Definire a inizio mandato cosa costituisce un’emergenza (es. rotture idriche, incendi, ascensore bloccato con persone dentro).
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Canali ufficiali: Vietare l’uso dei messaggi privati per questioni condominiali. Solo e-mail o portali dedicati.
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Il valore del tempo: Ricordare in assemblea che il professionista, se in ferie, sta pagando un servizio di back-office o sta organizzando il lavoro da remoto per garantire che tutto funzioni.
Il parere del professionista: La reperibilità è un valore aggiunto che il professionista offre per la serenità dei suoi condomini. Ma deve essere un valore riconosciuto e contrattualizzato. Chiedere la disponibilità h24 senza un adeguato riconoscimento economico non è un diritto del condomino, è una mancanza di rispetto verso chi gestisce il bene più prezioso di una famiglia: la propria casa.
Sei un amministratore e sei stanco di essere chiamato per inezie in vacanza? O sei un condomino che ha capito il valore di un professionista sempre presente?
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Cosa ne pensate? È giusto che il condominio paghi un “gettone di reperibilità” per avere l’amministratore (o un suo sostituto) sempre raggiungibile? Scrivetelo nei commenti, il dibattito è aperto!
La professionalità passa anche dalla capacità di far rispettare i propri confini: il rispetto del tempo dell’amministratore è il primo passo verso un condominio civile.
Redazione