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Amministratore: vittima inconsapevole?

C’è una figura che, più di ogni altra, incarna il bersaglio perfetto di ogni frustrazione condominiale: l’amministratore.
Troppo presente o troppo assente, inflessibile o troppo permissivo, caro o… comunque sempre troppo caro. Ma chi è davvero questo (in)felice protagonista della vita condominiale? E siamo sicuri che sia lui il problema?

Il parafulmine ufficiale del palazzo

Che si rompa l’ascensore, che ci sia una perdita al terzo piano, o che il cane del vicino abbai troppo: la prima frase è sempre la stessa.

“Chiamiamo l’amministratore.”

Ma attenzione: l’amministratore non è l’omino del pronto intervento, né uno psicologo per gestire i conflitti tra condomini, né un sacerdote da confessionale. È, per legge, un gestore, un coordinatore, un mediatore.
Eppure, il suo telefono squilla h24 come se fosse un centralino della NASA.

Un ruolo complesso, spesso ignorato

L’amministratore è responsabile della manutenzione dell’immobile, della contabilità, dell’esecuzione delle delibere, della sicurezza e persino del rispetto del regolamento condominiale. Deve conoscere normative edilizie, fiscali, ambientali e – non da ultimo – saper leggere tra le righe degli sguardi durante le assemblee.

Peccato che venga spesso trattato come un “passacarte”, quando in realtà si trova a dover navigare tra burocrazia, lavori urgenti e liti tra vicini che rasentano la diplomazia internazionale.

Condomini VS Amministratori: una guerra fredda?

Certo, ci sono amministratori poco trasparenti, poco disponibili o peggio, improvvisati. Ma nella maggior parte dei casi, a mancare è la comunicazione.

Molti condomini non sanno esattamente quali siano i compiti dell’amministratore e gli attribuiscono responsabilità che non gli competono.
E viceversa, alcuni amministratori faticano a “umanizzare” il loro ruolo, chiudendosi dietro a PEC, bilanci e preventivi come fossero scudi contro una comunità che, in fondo, chiede solo chiarezza e presenza.

La verità sta nel mezzo (del pianerottolo)

Forse è il momento di superare i cliché e iniziare a guardare l’amministratore non come un burocrate freddo o un “male necessario”, ma come una figura chiave per la salute del condominio.

Dialogo, fiducia e trasparenza sono le parole chiave. Perché se il condominio funziona, spesso è anche grazie a chi lo gestisce… anche se si ritrova a rispondere a telefonate assurde tipo:

“C’è odore di sugo al quarto piano. È legale?”

Sì, forse l’amministratore è una vittima inconsapevole. Ma può smettere di esserlo, se lo aiutiamo a fare bene il suo lavoro. La prossima volta che lo incrociate sul portone, invece di guardarlo come fosse il colpevole, provate a dirgli:

“Grazie.”
Potrebbe anche svenire, ma apprezzerà.

Redazione

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