La rielezione di Francesco Burrelli per la quarta volta alla presidenza della ANACI apre il dibattito di tutte le associazioni di categoria. In barba a tutti i principi di democrazia espressi dalla legge 4/2013, gli associati ANACI modificano lo statuto e rieleggono il loro presidente per la terza volta.
Nel mondo delle professioni non ordinistiche esiste una questione di cui si parla troppo poco: la reale democraticità delle associazioni professionali.
La Legge n. 4/2013 ha riconosciuto alle associazioni professionali un ruolo importante nel sistema economico e sociale italiano, attribuendo loro funzioni di rappresentanza, qualificazione professionale, formazione permanente e tutela degli utenti.
Tuttavia, il legislatore ha subordinato tale riconoscimento a un principio fondamentale: la democrazia interna.
La Legge 4/2013
L’articolo 2 della Legge 4/2013 non si limita infatti a richiedere la semplice esistenza di organi elettivi, ma impone che gli statuti garantiscano trasparenza, partecipazione degli associati e una reale dialettica democratica.
È proprio su questo punto che emerge una evidente contraddizione che interessa alcune realtà associative del settore dell’amministrazione condominiale.
Come può definirsi pienamente democratica un’associazione nella quale la stessa persona viene rieletta per decenni alla guida dell’organizzazione?
Come può esistere una reale alternanza quando il vertice associativo rimane sostanzialmente immutato per anni o addirittura per generazioni professionali?
Naturalmente la rieleggibilità non è vietata dalla legge. Nessuno mette in discussione il diritto degli associati di scegliere liberamente i propri rappresentanti.
Il problema è però un altro.
Il ricambio generazionale è davvero possibile?
La democrazia non coincide con la semplice celebrazione di una votazione.
La democrazia vive nella possibilità concreta che emergano nuove leadership, nuove idee e nuovi modelli organizzativi.
Quando un’associazione si identifica stabilmente con una sola persona, il rischio è quello di trasformare una struttura collettiva in una struttura personalistica.
Si crea così un sistema in cui il confronto interno si affievolisce, il ricambio generazionale diventa difficile, il dissenso viene percepito come un problema e non come una risorsa, mentre la crescita di nuovi dirigenti viene inevitabilmente rallentata.
È una situazione che appare ancor più paradossale nel settore dell’amministrazione condominiale.
Gli amministratori chiedono quotidianamente ai condomìni il rispetto delle regole democratiche, la rotazione delle cariche, la trasparenza delle decisioni e la partecipazione dei condomini alla vita assembleare.
Non si comprende allora perché gli stessi principi debbano diventare secondari quando si parla delle associazioni che rappresentano la categoria.
Una moderna associazione professionale non dovrebbe avere paura dell’alternanza.
Al contrario, dovrebbe favorirla.
La presenza di limiti ai mandati, la valorizzazione delle nuove generazioni di amministratori, la separazione tra funzioni politiche e funzioni operative e la promozione di una reale competizione interna rappresentano strumenti di crescita e non fattori di debolezza.
Le organizzazioni più solide in Europa non sono quelle che dipendono da un singolo leader, ma quelle che riescono a garantire continuità attraverso il ricambio della classe dirigente.
Chi è Francesco Burrelli
Francesco Burrelli è stato eletto per la prima volta presidente nazionale dell’ANACI (Associazione Nazionale Amministratori Condominiali e Immobiliari) il 9 luglio 2014. In seguito, è stato riconfermato più volte alla guida dell’associazione, come in occasione dei congressi nazionali del 2018 e del 2022.
La credibilità di una associazione non si misura dal numero di anni trascorsi dallo stesso presidente alla guida dell’organizzazione.
Si misura invece dalla sua capacità di rinnovarsi, di ascoltare gli iscritti, di accettare il confronto e di costruire una leadership diffusa.
Per questo motivo sarebbe opportuno aprire una riflessione seria all’interno del mondo associativo degli amministratori di condominio.
La Legge 4/2013 non può essere invocata soltanto quando si chiedono riconoscimenti istituzionali o si rivendica rappresentatività.
Deve essere applicata integralmente anche nei suoi principi più scomodi.
Tra questi vi è certamente quello della democrazia associativa.
Perché nessuna associazione può dirsi veramente moderna se continua a essere governata come se il presidente fosse una figura permanente.
Le associazioni appartengono agli associati, non ai loro dirigenti.
E la democrazia, per essere credibile, deve prevedere anche la possibilità del cambiamento.
Comunicato Stampa