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Al cinema, un viaggio nel tempo

Forse non il teatro più antico della città, di certo quello più suggestivo. Il Gran Cinema Vittoria di Varese, situato in via Bagaini, è stato un punto di riferimento storico cittadino per quasi un secolo. Elegante, raffinato ed accogliente come pochi cinema ho mai visto. La struttura ha ospitato centinaia di proiezioni e accolto altrettante personalità, anche di un certo rilievo storico e culturale.

La sala venne inaugurata il 17 luglio 1917 per volere di Vincenzo Bernasconi, che trasse ispirazione da un viaggio a Parigi: lo stile ricorda proprio le fattezze della ville lumiere.

Si racconta che l’inizio delle proiezioni fosse scandito dal “ruggito” gutturale di un drago di metallo fissato sul portone d’ingresso, un richiamo che ne è diventato emblema nel corso dei decenni. Tutta la struttura originaria presentava soffitti alti cinque metri e una capienza di 400 poltroncine, distribuite tra platea e balconata.

Per l’epoca, rappresentava un polo culturale di rilievo e di dimensioni considerevoli, posizionato in una zona che ne dava l’impressione di un luogo intimo, elegante e raccolto tuttavia vicino al centro e alle diverse stazioni.

Anche oggi, sembra di entrare in un salotto un po’ datato ma che conserva gelosamente i fasti di un tempo.

Fermo nel tempo, ma non nella memoria.

Durante l’era del cinema muto, era presente anche uno spazio dedicato all’orchestrina che accompagnava le pellicole. Sono visibili infatti tutt’ora i segni di quando il sonoro non esisteva e si voleva ricreare l’atmosfera dei film in un connubio, per noi moderni, assolutamente strano; eppure, tanto affascinante come la sua epoca.

Per decenni, il cinema Vittoria ha intrattenuto generazioni di varesini, diventando un luogo simbolo della cultura e dell’intrattenimento locale, apprezzato per la sua atmosfera retrò, gli stucchi sul soffitto e le poltrone cremisi.

Ogni ingresso era un salto nel tempo e la magia era letteralmente doppia, unita a quella delle anteprime in corso.

Perché non era soltanto assistere ad uno spettacolo.

E purtroppo, come è accaduto anche al Politeama a pochi metri di distanza, l’incanto si è interrotto bruscamente.

Il cinema ha cessato definitivamente le sue attività nel luglio 2006, dopo l’ultima proiezione. La chiusura ha rappresentato una perdita significativa per l’identità stessa della città giardino.

Da allora, l’edificio è rimasto inutilizzato come sala cinematografica. Nel corso degli anni, ci sono state diverse iniziative per la sua riqualificazione o vendita, anche grazie al supporto de La Varese Nascosta: organizzazione sempre pronta a far rivivere i luoghi e le tradizioni del nostro territorio.

L’immobile è stato messo in vendita più volte, l’ultima delle quali nel 2023 e nel 2025, per una cifra intorno a 1,2-1,6 milioni di euro. Nonostante la chiusura, lo spazio è stato occasionalmente riaperto per eventi temporanei, mostre e iniziative di “riuso creativo”, a testimonianza del forte legame che la città ha mantenuto con questo luogo storico.

Attualmente, si continua a discutere sul futuro dell’ex cinema, con l’auspicio di molti varesini di vederlo rinascere in qualche forma.

Un bene prezioso e dal valore inestimabile che manca terribilmente.

Esempio di quanto si debba lottare e porre fine a quel degrado temporale figlio dei nostri tempi, moderni e sempre più tecnologici, ma che hanno perso il senso della scoperta e della sorpresa.

Quanto era bello vedere i film al cinema senza avere che qualche piccola anticipazione? Al Vittoria questo succedeva e non è successo più.

Una mancanza che viviamo anche nel nostro piccolo quotidiano, nelle nostre case e nei condomini. Spazi di interesse storico che non vengono nemmeno presi in considerazione, perché poco fruibili commercialmente, oppure disincanto ad ogni possibile aspetto della vita.

Quanto poco ci stupiamo di un prato curato, di una scala ben decorata e pulita, o di un portone storico? Lo diamo per scontato, a prescindere.

Il fascino della sorpresa, anche di un nuovo film, sembra essere svanita e incancrenita dal ritmo frenetico quotidiano.

Un ritmo che perde di vista i tesori preziosi per la cultura, proprio come il cinema Vittoria.

Maria Francesca Nicolò

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