Dal suo balcone, di fronte, l’uomo guardava le finestre dall’altra parte del cortile.
Di due, solo una era accesa.
Una luce calda. Quella a destra.
La tenda si muoveva appena. Dal cortile saliva un rumore di televisore, voci che non appartenevano a nessuno.
Lei si sedette sul bordo del letto, di spalle. Rimase ferma, con le mani sulle ginocchia. Poi si tolse gli orecchini, uno dopo l’altro. Li posò piano sul comodino.
Dall’altra parte del corridoio si accese la seconda finestra. Una luce bianca, più netta.
Le spalline del vestito scivolarono. Il tessuto cadde senza rumore, come acqua che si ritira dalla riva. Rimase in piedi, il profilo segnato dalla luce.
La luce di sinistra si spense.
Un uomo entrò con una tazza fumante. La posò vicino allo specchio.
L’orologio scandiva i secondi. Forse solo il ricordo di notti passate.
Lei si raccolse i capelli, li fermò, poi li lasciò ricadere. Nel vetro si rifletteva l’ombra di quel gesto.
Aprì un cassetto, lo richiuse. Il fruscio, come un’eco già sentita.
La donna tornò con una camicia larga. Seduta davanti allo specchio, si cancellava il giorno dal volto.
L’uomo le si fermò dietro. Le mani sulle spalle, in attesa paziente.
Un batuffolo cadde in un bicchiere.
Quando lei si alzò, lui le aprì il letto. Si sdraiarono. Le molle cedettero con un sospiro.
Lei allungò una gamba, sfiorandogli il ginocchio.
Lui posò una mano sulla sua caviglia.
La luce si spense.
Dal cortile arrivò un rumore di passi. Una porta si chiudeva, un cane abbaiò e tacque.
L’uomo sul balcone abbassò lo sguardo. Le finestre erano buie.
Chiuse gli occhi anche lui.
Aldo Palmeri