A Varese ci sono luoghi che sembrano innocui fino al momento in cui ne scopri la storia. È il caso di Villa Dansi, all’angolo tra via Dante e via Sanvito: una residenza borghese che, tra il 1943 e il 1945, Varese conobbe come Villa Triste. Dopo l’8 settembre, l’edificio fu requisito alla famiglia Dansi e trasformato nella sede dell’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana, la polizia politica della RSI. Qui, la legge era sospesa: le torture con il “gatto dalle sette code” e il “letto elettrico” erano strumenti ordinari per ottenere informazioni contro la Resistenza.
Da queste stanze partì, il 5 ottobre 1944, la Topolino nera diretta ai boschi di Capolago, dove venne teso l’agguato al comandante partigiano Walter Marcobi, figura centrale della 121ª Brigata Garibaldi. Morì dissanguato poche ore dopo vicino a Via dei Boderi, e oggi la città gli dedica una delle sue vie della memoria.
La villa è anche un nodo della vicenda di Calogero Marrone, l’impiegato dell’Anagrafe che falsificò documenti per salvare vite e che finì deportato a Dachau, dove trovò la morte nel 1945. E fu l’ultima prigione di Carletto Ferrari, partigiano ucciso durante il trasferimento verso il carcere dei Miogni.
Oggi via Dante mostra ville liberty, palazzine e cortili silenziosi. Ma al centro di questo quartiere civile sopravvive un luogo che ricorda quanto la libertà sia costata alla città. Camminare accanto a Villa Triste significa scegliere di non dimenticare. La storia resta. Sta a noi continuare a guardarla in faccia.
Samuele Corsalini