Un immobile, rimasto inutilizzato per molti anni, può serbare numerosi problemi impiantistici e murari, da risolvere prima del loro riutilizzo. A differenza delle immediate evidenze quali fessurazioni ed infiltrazioni, i vizi impiantistici potrebbero manifestarsi anche successivamente alla loro riattivazione. Esaminiamoli di seguito distintamente, ricordando che il migliore approccio è quello di farsi affiancare da un tecnico di fiducia, in grado di coordinare i diversi interventi.
Canna fumaria
Il mancato utilizzo della canna fumaria per diversi anni potrebbe avere consentito la nidificazione nel comignolo o l’ostruzione causata da materiale diverso (parziale crollo interno se in muratura, carcasse animali etc). Ciò potrebbe ridurre se non addirittura azzerare la capacità di risalita dei fumi provenienti dalla caldaia dal camino o dalla stufa, con rischio anche mortale per gli astanti causata dal monossido di carbonio. È quindi necessario che specialisti effettuino le preventive verifiche anche con l’ausilio di videocamere, prima di riattivare i punti di combustione.
Si rammenta altresì che, qualora si dovesse sostituire la caldaia, causa obsolescenza o rottura, l’impiantista certificatore dovrà inserire nella vecchia canna fumaria una nuova canalizzazione a norma e, se impossibilitato, trovare altri percorsi alternativi sino alla copertura (per esempio in facciata).
Rete scarichi acque luride (nere)
La pulizia delle condutture fognarie e correlata alla quantità di acqua che scorre al loro interno, recapitando le acque luride verso fossa settica e/o la rete fognaria. L’inutilizzo causa la disidratazione di eventuali sedimenti solidi che possono divenire ostruzioni talmente tenaci da richiedere l’intervento di autospurgo con sonde ad acqua in pressione. È bene identificare lo sviluppo interno ed esterno di tutta la rete, al fine di verificare il libero passaggio dei reflui lungo tutto il suo sviluppo sino alla destinazione finale.
Si raccomanda di fare utilizzare le sonde, ove necessiti, con molta cura, in quanto esse potrebbero causare rotture nei punti più delicati quali curve e braghe.
Rete scarichi acque piovane (bianche)
Questa rete raccoglie l’acqua proveniente dalla copertura e da eventuali griglie a pavimento dell’area esterna, recapitandola in pozzi a tenuta (riserva acqua per irrigazione), pozzi perdenti e/o rete fognaria comunale. I punti più critici sono in genere gli imbocchi dei pluviali posti nei canali di gronda, i pozzetti ubicati alla base dei citati pluviali e le griglie, facilmente ostruite da fogliame, aghi di pino, piume, sabbia etc.
Le griglie, quando posizionate alla partenza delle rampe di accesso ai piani interrati, di sovente si trovano ad una quota inferiore rispetto al recapito finale e quindi sono collegate a pozzi di raccolta con pompa di rilancio attivata da galleggiante. La revisione di detto sistema implica quindi il coinvolgimento di autospurgo, impiantista idraulico ed elettricista, scongiurando così il rischio di allagamenti futuri ai piani interrati, causati sempre più di frequente da eventi meteorologici estremi.
Ma non finisce qui… Continuate a seguirci per sapere quali altre voci considerare.
Marcello Giacomo di Leo
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