Nel 1865 le carceri di Varese si trovavano accanto all’antico Palazzo Pretorio, nell’area di Piazza del Podestà, verso quella che non a caso era chiamata via San Giovanni alle Carceri. Le descrizioni dell’epoca le rappresentavano come «anguste, trasandate, insalubri e disadatte».
Erano prigioni vecchie di secoli, ed era proprio la loro precarietà a offrire qualche possibilità a chi avesse avuto abbastanza coraggio per tentare la fuga.
Carlo Taloni
Tra i detenuti c’era Carlo Taloni, un giovane milanese, giovane, biondo, senza barba, gracile, dall’aspetto gentile. Taloni era sospettato di essere complice di un delitto avvenuto tre anni prima nella casa del parroco di Mesenzana.
Il problema era che le prove mancavano. Eppure, il giovane continuava a rimanere in carcere in quella che allora veniva chiamata una lunga «prigionia di prevenzione», insieme ad altri quattro detenuti.
Un giorno, si accorse che un muro della stanza in cui era rinchiuso confinava con il solaio di una casa vicina, e che quella casa ospitava un’osteria.
Il momento perfetto
Taloni capì che quel vecchio muro poteva essere perforato, ragionando però su un momento in cui avrebbe avuto tempo e qualcosa che avrebbe sopraffatto il rumore.
L’occasione arrivò durante il Giovedì Grasso del 1865. Nelle strade di Varese esplodeva il Carnevale. Nell’osteria accanto alle prigioni si suonava, si ballava e si faceva festa.
Le guardie avevano appena terminato uno dei loro controlli e sarebbero trascorse alcune ore prima della visita successiva.
Taloni decise che quello era il momento, ma aveva solo un chiodo.
Un chiodo e un cucchiaio di legno
Il giovane estrasse il chiodo da un secchiello che si trovava nella prigione.
Poi lo legò al manico del proprio cucchiaio di legno e con quell’attrezzo improvvisato cominciò a scavare.
Il muro era vecchio e cedette molto più facilmente di quanto si potesse immaginare.
Secondo le fonti, in meno di un’ora Taloni riuscì ad aprire un passaggio abbastanza grande da raggiungere il solaio dell’edificio vicino. A quel punto scese le scale, ma davanti a lui rimaneva forse la parte più difficile della fuga, perché per uscire doveva attraversare l’osteria.
In mezzo alla festa
Taloni arrivò al piano inferiore mentre il locale era pieno di persone. Musica, balli, confusione.
Il giovane detenuto attraversò semplicemente quella folla, passò tra le persone che stavano festeggiando il Carnevale e raggiunse la strada. Erano circa le sette-otto di sera.
Verso le nove le guardie tornarono nella cella per il controllo e scoprirono il buco nel muro.
Carlo Taloni era sparito. Gli altri quattro detenuti, invece, non avevano tentato di seguirlo.
Erano ancora tranquillamente sui loro giacigli.
Una storia che sembra scritta per un film, E che invece le fonti avevano già messo nero su bianco nel 1874.
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Samuele Corsalini































