Una delle litanie più in uso in questi ultimi decenni (ma credo sia secolare) è quella che vede i giovani come apatici protagonisti della società. Mai abbastanza partecipi, o svegli e pronti ad affrontare ogni avventura. Insomma: impossibile pretendere da loro che possano eguagliare i loro compagni “maturi”. E questa è una delle convinzioni, a mio avviso, più false che si possano formulare per molteplici motivi. Ho sempre pensato, infatti, che essa fosse dettata più dalla paura di un cambiamento improvviso che da una verità. Si sa, che una situazione già precostituita, per quanto non bellissima e funzionale, rappresenta comunque una sorta di “porto sicuro” e molto spesso i giovani cercano, con molta fatica, di scardinare i preconcetti con entusiasmo e determinazione, tipici dell’età. Ma trovano molto spesso un muro travestito da pregiudizi e frasi fatte come “non hanno voglia di fare nulla”: nulla di più sbagliato e fuorviante. Soprattutto, sarebbe bene creare le occasioni affinché ogni ragazzo possa realizzarsi e comprendere anche quelle che possono essere le proprie aspirazioni. Molte volte, essi attendono solo un’occasione.
Anche La Varese Nascosta, in questo senso, ha sempre creduto e cercato potenzialità, a partire proprio dai giovani. Recentemente sono state introdotte diverse collaborazioni che vedono protagonisti studenti e neolaureati pronti ed entusiasti di dare il loro contributo: quasi non aspettavano altro che affiancare i veterani del progetto. Fin dai primi eventi ho avuto modo di constatare come una visione d’insieme che racchiude diverse fasce d’età, può essere davvero vincente.
A partire dalla comunicazione: pensiamo a quanto si evolva velocemente. Io stessa non riesco a stare al passo con mio figlio a distanza di appena 20 anni: un gap che fino a qualche anno fa, non era nemmeno considerato tale. Fino a 10 anni fa, i social non erano un mezzo per trasmettere informazioni mentre ora sono il canale per eccellenza di aziende, enti pubblici e molto altro. Le notizie trapelano da Facebook, Instagram e da tanti altri.
Quindi perché non aprirsi a un contributo delle nuove generazioni? Perché non abbattere l’ottusità che blocca e rende impenetrabili alle novità? Il caso de La Varese Nascosta mi ha fatto molto riflettere: finalmente ho visto andare oltre la guerra tra vecchie e nuove generazioni. Vedere esperti, con anni di esperienza e studio appassionato, interagire con ragazzi volenterosi è uno spettacolo unico e prezioso: una condivisione di intenti e un nuovo percorso da intraprendere assieme. Senza protagonismo o prevaricazione, ma sempre uno al pari dell’altro. Apprendendo e migliorando la comunicazione, stimolando sinergia e innovazione.
Gli studiosi esperti sono un tesoro prezioso di competenza, professionalità e impegno mentre i giovani possiedono quell’entusiasmo e la voglia di vivere di chi non si vuole fermare mai e crescere. I ragazzi hanno voglia di crescere ed esplorare e chi meglio di un esperto può condurli in questo viaggio, tutt’altro che facile e molto articolato? Quindi perché non renderlo fruibile anche in una realtà quotidiana come il condominio? Quante volte i giovani non comunicano e non partecipano alla vita condominiale? Eppure, soprattutto in ambito tecnologico, il contributo potrebbe essere fondamentale, e oserei dire anche salvifico.
Certe barriere, soprattutto generazionali, dovrebbero essere abbattute in nome di una collaborazione per un profondo e condiviso interesse comune.
Una comunità, per essere definita tale, ha bisogno del contributo di tutti, secondo propria capacità e disponibilità. Vivere bene e in un ambiente sereno può contribuire a dare un sollievo vero e proprio ad una vita esterna e lavorativa frenetica.
La memoria e la modernità possono convivere assieme in modo coeso e sinergico: l’una al servizio del benessere dell’altra.
Basta iniziare a guardarsi senza pregiudizi e protagonismi. Siamo tutti un’unica entità se vogliamo un mondo migliore.
E una società migliore può essere costituita fin dal pianerottolo di casa.
Maria Francesca Nicolò