All’inizio dell’Ottocento tutta l’Europa è sotto il dominio di Napoleone Bonaparte, e provare a criticarlo significa mettersi contro l’uomo più potente del continente. Eppure, c’è un varesino che decide di farlo.
Si chiama Giuseppe Bossi, è un pittore e letterato, segretario dell’Accademia di Brera e uno degli intellettuali più stimati del Regno d’Italia, e ad un certo punto viene chiamato a testimoniare in un processo delicatissimo.
La causa contro Canova
Il protagonista della vicenda è Antonio Canova, il più grande scultore del suo tempo, che è accusato di aver trattenuto denaro che non gli spettava per alcune opere commissionate da Napoleone. L’accusa è sicuramente pesante, perché sul banco degli imputati siede il simbolo dell’arte europea dell’epoca.
Giuseppe Bossi conosce bene il Canova, e potrebbe restare in silenzio. Ma decide di fare l’esatto opposto.
Davanti ai giudici Bossi racconta tutto ciò che sa, difende Canova con decisione, ricostruisce i fatti e dimostra che le accuse mosse contro di lui non hanno il minimo fondamento.
Grazie alla sua deposizione, il processo si ribalta, e Canova viene assolto.
Il coraggio di questo gesto è enorme, perché Bossi sta contraddicendo gli interessi dell’entourage napoleonico, in un momento in cui pochi avrebbero avuto il coraggio di esporsi.
Il ritorno dell’Ultima Cena
Qualche anno dopo Bossi compie un’altra impresa. Quando l’Ultima Cena di Leonardo sembra ormai destinata a scomparire per sempre, passa anni a studiarla, copiarla e documentarla.
Grazie ai suoi disegni e ai suoi appunti sarà possibile conservare dettagli che oggi sono andati perduti nell’originale. Ancora oggi gli studiosi considerano il lavoro di Bossi una delle testimonianze più importanti sull’opera di Leonardo.
Un varesino dimenticato
Oggi il nome di Giuseppe Bossi dice poco a molti, sebbene fu uno degli uomini più influenti della cultura italiana tra Settecento e Ottocento.
Frequentò Canova, Foscolo, Appiani, Monti e i grandi protagonisti della sua epoca.
Difese uno dei più grandi scultori della storia davanti alla giustizia napoleonica e contribuì a salvare la memoria dell’Ultima Cena di Leonardo.
Non male per un uomo nato a Busto Arsizio e cresciuto nella Varese di fine Settecento. La storia, ogni tanto, dimentica le persone sbagliate. Vale la pena riportarle alla luce.
Samuele Corsalini