20 ottobre 1923. Vittorio Emanuele III arrivava a Varese per inaugurare il Monumento ai Caduti in piazza XX Settembre, realizzato dallo scultore Enrico Butti di Viggiù, che oggi vediamo in Piazza Repubblica. Nello stesso giorno il re avrebbe raggiunto Biumo Inferiore per inaugurare anche il nuovo quartiere Belfiore.
Le strade erano state ripulite, la città era stata addobata a festa. Le facciate decorate, le bandiere sventolavano lungo il percorso stabilito. Ogni particolare era stato curato con la meticolosità di un artigiano di precisione.
Quel giorno era un grande giorno per Varese, perché la cittadinanza aspettava di accogliere il re d’Italia
Quando il convoglio reale entrò in città, migliaia di persone si riversarono lungo le vie per assistere al passaggio di Vittorio Emanuele III, accolto dalle autorità e da una folla che voleva vedere da vicino il sovrano.
La città si prepara
Per giorni la città lavorò per presentarsi al meglio. Archi trionfali, addobbi floreali, finestre ornate e un percorso studiato nei minimi particolari accompagnavano il corteo reale.
Varese era una città con una fama importante, una delle mete principali della Lombardia, e la cittadinanza desiderava mostrare al proprio sovrano la Varese più elegante, ordinata e soprattutto orgogliosa.
L’incontro con la città
Il sovrano visitò alcuni dei luoghi più rappresentativi della città, incontrò le autorità locali e ricevette l’omaggio dei cittadini. Per molti varesini fu la prima e unica occasione della vita per vedere il re da pochi metri di distanza, in un’epoca in cui non esistevano televisione o social, ma solo le esperienze di vita vissuta e le immagini da stampare nella propria mente a ricordo fisso per tutta la vita.
Una Varese sempre più internazionale
All’inizio del Novecento Varese stava vivendo uno dei suoi periodi più brillanti.
Le grandi ville, gli alberghi di lusso, il Sacro Monte, il Campo dei Fiori e il clima mite attiravano aristocratici, imprenditori e personalità da tutta Europa.
La visita del sovrano rappresentò anche il riconoscimento di una città che ormai aveva conquistato un ruolo di primo piano nel panorama italiano.
Un ricordo rimasto nella memoria
Oggi è difficile immaginare l’emozione che un evento del genere poteva suscitare, ma, per chi era presente, quella giornata rimase impressa per tutta la vita.
Varese stava vivendo uno dei suoi periodi più brillanti, con le grandi ville, gli alberghi di lusso, il Sacro Monte, il Campo dei Fiori e il clima mite che attiravano aristocratici, duchi, marchesi, imprenditori e personalità da tutta Europa.
La visita del sovrano rappresentò anche il riconoscimento di una città che ormai aveva conquistato un ruolo preponderale nel panorama italiano ed europeo, e, per qualche ora, Varese divenne il centro dell’attenzione del Paese.
E il Varesino poteva uscire dall’uscio di casa e veder passare il proprio re.
Samuele Corsalini