Il cinema ha sempre guardato al condominio non come a una semplice quinta scenografica, ma come a un vero e proprio personaggio vivente. Muri sottili, ascensori che cigolano, cortili che fanno da cassa di risonanza e scale percorse da sguardi indiscreti: il condominio è il microcosmo perfetto per riflettere le dinamiche, le nevrosi e la bellezza della società umana.
Dalla commedia all’italiana al thriller claustrofobico, ecco un viaggio cinematografico attraverso alcuni dei film più iconici ambientati tra le mura di un condominio.
La finestra sul cortile (1954) di Alfred Hitchcock
Il capolavoro per eccellenza sull’architettura condominiale come specchio dell’anima. Costretto su una sedia a rotelle a causa di una gamba rotta, il fotografo L.B. “Jeff” Jeffries (James Stewart) passa il tempo osservando attraverso la sua finestra le vite dei vicini nel palazzo di fronte.
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Il tema: Il condominio diventa un palcoscenico di voyeurismo, solitudine e sospetto. Ciascun appartamento racconta una storia (la ballerina, la donna sola, i novelli sposi), dimostrando come la vicinanza fisica non implichi affatto la conoscenza dell’altro.
La comunità (La comunidad, 2000) di Álex de la Iglesia
Una feroce e irresistibile commedia nera spagnola. Un’agente immobiliare (interpretata da una straordinaria Carmen Maura) trova una fortuna in denaro nell’appartamento di un vecchio eccentrico morto da tempo. Il problema? Gli altri eccentrici condomini dello stabile scoprono il tesoro e sono disposti a tutto pur di spartitelo.
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Il tema: L’assemblea condominiale si trasforma in un campo di battaglia surreale e grottesco, dove la solidarietà di vicinato cede immediatamente il passo all’avidità e a una lotta spietata per la sopravvivenza.
I Vicini (El ciudadano ilustre, 2016) o il microcosmo di Residenti (varie declinazioni)
Se guardiamo al cinema italiano contemporaneo, impossibile non citare capolavori come Il condominio (1991) di Felice Farina o, sul versante drammatico/sociale, Il condominio dei cuori infranti (Asphalte, 2015) del regista francese Samuel Benchetrit. Quest’ultimo racconta le vicende di un palazzo popolare di periferia dove vari personaggi solitari (un adolescente, un’attrice decaduta, un astronauta americano caduto per errore sul tetto) intrecciano relazioni improbabili ma profondamente umane attraverso gli spazi comuni dell’ascensore e delle scale.
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Il tema: La cura della fragilità e il superamento della solitudine urbana grazie alla magia casuale della vicinanza.
Truman (2015) e il condominio come comunità affettiva
Anche quando non è il set esclusivo della narrazione, il condominio fa da sfondo a storie intense come quella di Truman (regia di Cesc Gay), in cui le dinamiche di quartiere e i rapporti con i vicini, i portieri e i negozianti locali fanno da tessuto connettivo a un momento di profonda crisi esistenziale e amicizia.
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Il tema: Il palazzo come rete di protezione sociale informale, fatta di saluti quotidiani, piccoli favori e presenza discreta.
Perché il cinema ama i condomini?
Il successo cinematografico dell’ambientazione condominiale risiede nella sua forza claustrofobica e relazionale. Il condominio impone la vicinanza a persone che non abbiamo scelto di frequentare: costringe a fare i conti con la diversità, con i rumori molesti, con i segreti celati dietro una porta blindata.
Sul grande schermo, il palazzo diventa così la metafora perfetta della vita in società: un luogo dove, nel bene e nel male, nessuno è mai davvero un’isola.
Redazione