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Il Natale è finito… o forse no?

“L’epifania tutte le feste le porta via” : uno dei detti che avrete sentito fino alla nausea dopo Natale, ma che a Varese non funziona così. Il giorno dopo la Befana si ritorna alla vita di ogni giorno, eppure, per completare le celebrazioni natalizie, manca ancora un grande evento.

Esiste un rito collettivo molto sentito da parte dei varesini e non, ricco di un significato profondo e che affonda le radici in una tradizione antica. Per tradizione, a cavallo tra il 16 e 17 gennaio (a volte anticipato alla domenica), in Piazza della Motta viene allestito un grande falò. Imponente, la cui luce, una volta acceso, sembra abbracciare i tanti visitatori con il suo calore.

Per tutti è il falò di Sant’Antonio.

Una ricorrenza resa possibile grazie al lavoro di tanti volontari, che, attraverso l’organizzazione dell’associazione I Monelli della Motta, dedica anima e corpo alla preparazione.

Durante la manifestazione avviene la benedizione degli animali e dei pani, con diversi momenti dedicati ai bambini, ma soprattutto vengono raccolti e poi bruciati dei biglietti molto speciali. Essi contengono i desideri dei cittadini: pensieri per l’anno nuovo, speranze e sogni.

Tra Natale che finisce e falò che divampa

In un clima di festa e speranza, l’accensione di questo grande rogo rappresenta un momento di aggregazione comunitaria, un rito antico che combina fede e folklore, celebrando Sant’Antonio Abate e portando avanti una tradizione che coinvolge tutta la città, evento profondamente sentito e che chiude il ciclo delle feste nel migliore dei modi possibile.

Ossia con il pensiero al futuro imminente intriso di speranza.

Forse meglio di capodanno, perché, apponendo i propri auguri da bruciare su un biglietto, si condivide attraverso il fuoco, la voglia di cambiamento vera e profonda che ogni inizio porta con sé. Partendo da questa ricorrenza, collettiva e partecipata, viene da domandarsi se questo clima di condivisione non possa essere replicato anche in una quotidianità semplice come quella condominiale.

Ovviamente non con l’accensione di un falò (altamente pericolosa se attuata in autonomia), ma attraverso momenti conviviali e condivisi. Proprio come l’accensione di un fuoco richiama un sentimento forte e speranzoso, perché non ritrovarlo tra le mura delle nostre abitazioni?

Parola d’ordine: aggregazione

Le occasioni di aggregazione sono molteplici: anche l’allestimento e il disallestimento delle luminarie natalizie potrebbe fornire un momento di complicità tra condomini.

Persone che si scorgono sempre di sfuggita, distrattamente e senza cura, eppure magari più simili di quanto l’opinione comune ritenga.

Esattamente come nascono nuove conoscenze durante il falò di Sant’Antonio, possono accadere anche in un mondo più raccolto e vicino a noi.

Maria Francesca Nicolò

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