Nell’estate del 1880 Giovanni Verga lasciò Milano e salì in una Varese in crescita per “cercare il fresco”. Aveva già alle spalle anni di vita letteraria e relazioni. Da tempo lavorava a un romanzo difficile, tormentato, destinato a diventare uno dei capolavori della letteratura italiana.
Quel romanzo era “I Malavoglia”.
Verga si sistemò all’Hotel Riposo, alla Prima Cappella del Sacro Monte, in un punto tra la città e la salita verso Santa Maria del Monte. Da lì scriveva lettere, osservava, lavorava per chiudere finalmente il manoscritto.
Le lettere da Varese
Il 7 luglio 1880 scrisse da Varese alla contessa milanese Paolina Greppi Lester, con la quale aveva una relazione iniziata due anni prima. Una seconda lettera alla stessa Paolina è del 29 luglio.
L’indirizzo è già autoesplicativo: “Varese, Hotel Riposo alla Prima Cappella del Sacro Monte”. Verga ironizzava sulla lunghezza di quella formula, quasi interminabile come le serate passate lì.
Il 28 luglio scrisse anche al fratello. Gli raccontò di trovarsi al Riposo, “un alberghetto a piè della salita della Madonna del Monte”, e gli comunicò che stava partendo proprio per la Madonna del Monte presso Varese.
La frase decisiva
In quei giorni arrivò il momento atteso. Sempre al fratello, Verga confidò scrivendo il lungo travaglio della composizione e scrisse una frase che poi diventò un mattone solido e ancora attuale della letteratura italiana.
“Io ho finito ieri come ti dissi il romanzo”.
Vuol dire che una delle opere fondamentali del verismo italiano trovò la sua chiusura proprio qui, ai piedi del Sacro Monte, in un albergo varesino che oggi i Varesini non ricordano nemmeno più.
Il manoscritto parte dall’Hotel Riposo
Il 9 agosto 1880, sempre dall’Hotel Riposo, Verga inviò all’editore Treves la prima metà del manoscritto. Nello stesso giorno scrisse anche all’amico Rejna e lasciò intendere che stava per partire per Torino. La permanenza varesina doveva quindi essere ormai agli sgoccioli.
Non abbiamo un diario minuto di quelle giornate. Non sappiamo quante volte sia salito al Sacro Monte, se si sia fermato a contemplare le cappelle, se abbia pregato nel santuario del Sacro Monte, se abbia visitato e apprezzato la città. Sappiamo però che, nell’estate del 1880, a Varese, Verga chiuse una delle sue opere principali.
Una città dentro una riga
Nelle sue opere, l’unico accenno trovato a Varese compare in Racconti e bozzetti, nel testo I dintorni di Milano. Qui Verga scrive che Milano ha Varese “per farvi correre i suoi cavalli”, forse un richiamo al nuovo ippodromo di Casbeno costruito nel 1878, e definisce i dintorni tra i più belli del mondo.
Poco, pochissimo. Eppure, è sufficiente per far entrare Varese nella storia della letteratura italiana.
La prossima volta che salite verso la Prima Cappella, provate a pensare a questo. Da quelle parti, nell’estate del 1880, Giovanni Verga mise la parola fine a uno dei romanzi più importanti d’Italia.
Samuele Corsalini