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Il rumore degli altri

“Fiduciosa nella forza del dialogo e della persuasione, salì dai vecchi Protto e suonò.
Tump pah tump pah, saltabeccava la Protto appoggiata al suo bastone:
– Buonasera, Miriam– belò.
– Buonasera, signora! Vorrei invitarla a prendere un caffè da me, se le fa piacere, magari un pomeriggio di questi…
– Io da quando ho la gamba ciucca non vado da nessuna parte. Non faccio le scale, non mi vedono in piazza che saran dieci anni!
– Davvero?
– È mica una novità. Mi avrà sentita, no?
– Si, sì, certo! Ne sono dispiaciuta…
– E perché? Io nel mio alloggio ci sto benissimo.
– Non ne dubito. Ma, mi perdoni – visto che siamo in tema – le chiederei una cortesia…
– Dica, dica.
– Potrebbe mettere un feltrino in punta al bastone?
– C’è già.
– Non voglio essere scortese, però la sento camminare giorno e notte.
– Ci mancherebbe che uno non possa più muoversi a casa propria!
– Ma fa il bucato fino alle tre di mattina!
– Adesso non si è nemmeno più liberi di lavare? Noi siamo gente pulita, cosa crede?!
Intanto zaffate rancide scappavano a prender aria sul pianerottolo.
Il marito viene a metterci la nasica paonazza:
– Cosa c’è?
– Dice che mi sente di notte.
– Bale! Han solo da spostare la camera da letto dall’altra parte.
– Giusto! – concorda lei – Con l’alloggio grande che avete, potete andare a dormire di là, sotto ai Carillo.
E richiude la porta.”
Fresca di trasloco, ecco uno degli svariati tentativi di Miriam – giovane mamma tormentata da un vicinato rumoroso – per ridurre i danni. Quando ancora credeva nel pacifico confronto.

Ne Il rumore degli altri – il mio terzo romanzo – la carenza di sonno che svuota la protagonista di ogni energia innesca la sua silenziosa ribellione.
Miriam non tracima odio, vuol soltanto dormire.
Esattamente come migliaia di condòmini che, nella vita reale, sono afflitti da disturbi d’ogni sorta provenienti da appartamenti contigui.
Eppure, la vittima sanissima di vicini esasperanti viene sovente accusata di insonnia patologica.
Privare la persona del sonno equivale a torturarla.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che questa pratica « è riconosciuta, per la particolare intensità e crudeltà, una pratica di trattamento inumano e degradante».
In violazione a questo irrinunciabile diritto si contrappone l’atteggiamento superficiale e ottuso del vicinato. Miriam sta perdendo la salute e il senno, con severe ripercussioni sulla sua amorevole famigliola, per incivili consuetudini altrui.
Quella di Miriam è una lotta per la sopravvivenza giocata sull’astuzia.
Sebbene permeato di umorismo e ironia, il noir Il rumore degli altri mette sotto una luce impietosa le innumerevoli sfaccettature che questo problema implica.
Come autrice, avendo vissuto direttamente quello che non esito a definire un insensato e rumoroso dramma, spero che molte persone trovino fra le righe del romanzo una profonda comprensione e solidarietà.

Ma mi auguro, soprattutto, che Il rumore degli altri aiuti ad affinare la sensibilità e a rafforzare il rispetto nel cammino verso la condizione ideale in un condominio: l’armonia.

Carla Burlo Hasegawa

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