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La piazza, il foro e il confronto

piazza

Abbiamo parlato delle diverse piazze della città giardino ma mai del valore che esse rappresentano. La tradizione della piazza affonda le radici nel bisogno umano di aggregazione sociale, politica ed economica, l’uomo è per natura, un comunicatore e vive nella socialità. Ha bisogno di sentirsi parte di qualcosa di collettivo ed esserne parte attiva. Il concetto di piazza, nei secoli, percorre nell’antichità due tappe fondamentali:

L’Agorà Greca

È l’antenata diretta, concepita come un “vuoto” pianificato per la discussione politica e il mercato. Rappresentava il cuore della democrazia, dove i cittadini esercitavano il diritto di parola. Un luogo dove tutti potevano esprimere il loro parere e far valere la loro voce.

Il Foro Romano

A tutti gli effetti, l’evoluzione della prima, centro monumentale dell’Impero, dove si concentravano l’amministrazione della giustizia, il culto religioso e le attività bancarie. Non solo: all’interno del foro vi erano concentrati anche mercati e piccole attività. Crocevia di scambi, commerci e condivisioni anche strategicamente importanti.

Ma è durante il Medioevo Italiano che la piazza moderna vede la sua vera genesi con una duplice identità. Religiosa, in quanto allocata nello spazio antistante la cattedrale, detto comunemente sagrato. Infine, civile: difatti il “largo” davanti alla sede del potere politico (il comune) era spesso usato anche per scambi commerciali.

Piazza come cuore pulsante della città

Oggi la piazza resta il “cuore pulsante” della città italiana, fungendo da salotto all’aperto per la socializzazione spontanea e le manifestazioni collettive. Ne sono un chiaro esempio Piazza Monte Grappa e Piazza Repubblica a Varese dove hanno sede mercato e diverse manifestazioni prendono vita. Diverse per architettura, forma e concepimento ma unite da un solo grande scopo: quello dell’aggregazione.

Innegabile che i social e le nuove tecnologie abbiano ridotto il contatto umano, ma è bene ricordarci che alla base di queste invenzioni vi è la voglia di convivere e quel bisogno di socialità di cui parlavamo prima. Il condominio, nella sua dimensione più intima e familiare, può ricreare un piccolo luogo di ritrovo, riflessione e partecipazione. Ancora meglio di una piazza, se ci riflettiamo bene. Gli spazi grandi come androni, cortili e locali di diverso genere si prestano molto bene ad un riadattamento con il minimo sforzo.

Un piccolo passo per tornare ad una dimensione più raccolta e partecipata di quanto lo sia ora, dove tutti siamo connessi con il mondo ma non conosciamo il volto del vicino di casa. Per essere parte viva di quella che noi chiamiamo casa ma che confiniamo sempre dentro le nostre mura domestiche. Ritrovarsi davvero, vivendo la quotidianità sotto ogni aspetto, creando condivisione e generando meravigliose connessioni.

Maria Francesca Nicolò

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