La riqualificazione degli spazi non è solo una questione di abbellimento per le dimore storiche eleganti. Anche le aree più popolose e sicuramente a maggior rischio di degrado hanno bisogno di interventi sinergici e proattivi. La storia di via Arimondi 3 a Roma, situata nel quartiere Portonaccio, rappresenta un caso esemplare di rigenerazione urbana spontanea, trasformandosi da polo industriale dismesso ad una delle più vitali “comunità creative” della capitale.
Oggetto anche di studio e attenzione da parte di diverse realtà internazionali
L’edificio nasce originariamente come un complesso di magazzini e laboratori artigianali legati allo sviluppo industriale della zona Tiburtina-Portonaccio, soprattutto a cavallo del boom economico. Quest’area, collocata in una posizione assolutamente strategica e vicino ai principali snodi della città, rappresentava un punto importantissimo per il commercio e l’industria.
La struttura architettonica riflette questa funzione primaria: ampi spazi aperti, soffitti alti e un’estetica funzionale tipica dell’edilizia produttiva del XX secolo. Purtroppo, dopo gli anni 90 e l’avvento di diversi poli commerciali, l’area venne progressivamente dismessa (anche se mai abbandonata del tutto) e iniziò a versare in uno stato di abbandono.
Rigenerazione culturale
Nel 2004, un gruppo di artisti e creativi decise di scongiurare quello che sembrava un inevitabile degrado iniziando a recuperare gli spazi abbandonati dei magazzini.
In via Arimondi 3 si è di fatto assistito ad un processo di inurbamento culturale “dal basso” in quanto negli ultimi vent’anni, il palazzo è diventato la residenza e lo studio di figure di spicco nel panorama artistico e scenotecnico italiano.
Tra gli abitanti e i frequentatori storici si annoverano il fotografo Dario Coletti, lo scenografo Paolo Bonfini e la famiglia Gallas (Stella e Barbara), attiva nella ceramica e nel design.
Esempio di come la cultura non sia assolutamente una prerogativa delle classi sociali più abbienti, ma un prezioso strumento di democrazia, uguaglianza ed accrescimento.
L’edificio ospita realtà come la Mekane di Riccardo Buzzanca, una delle più importanti aziende di scenotecnica in Italia, con all’attivo diverse collaborazioni con i grandi teatri d’opera.
Una location per l’arte
In esso hanno visto la luce eventi come Rewired, inseriti nel circuito di Rome Art Week e Open House Roma, i quali permettono al pubblico di esplorare i vari piani del palazzo, trasformando periodicamente gli studi in installazioni immersive e gallerie temporanee.
Ad oggi questo polo culturale è un vero e proprio “ecosistema” dove convivono pittura, fotografia, musica (come il White Studio di Andrea Guastadisegni) e artigianato d’eccellenza, preservando l’anima post-industriale del quartiere Portonaccio, ma proiettandola verso il futuro e la condivisione. Oltrepassando il confine limitante del condominio come luogo di passaggio, ma fulcro di anime e pensieri.
Maria Francesca Nicolò