Già nella seconda metà di febbraio si iniziano ad allungare le giornate, donandoci qualche ora di luce in più: un piccolo assaggio della primavera, quasi rasserenante. Il secondo mese dell’anno è dedicato al carnevale, e, nonostante appartenga ancora all’inverno, si respira un piccolo anticipo della stagione in imminente arrivo.
L’atmosfera è permeata da un senso di rinascita.
Ma chi ha deciso le stagioni e il loro avvicendarsi?
D’altra parte, l’adozione delle quattro stagioni non è avvenuta tramite un singolo decreto, ma è il risultato di un’evoluzione millenaria che ha unito osservazioni astronomiche, esigenze agricole e riforme politiche.
Gli Egizi e i Greci ne riconoscevano tre. Nello specifico i primi dividevano l’anno in stagioni legate al Nilo mentre i secondi non consideravano l’autunno, che venne definito più tardi per distinguere il periodo del raccolto dei frutti e della vendemmia.
Fu Numa Pompilio e successivamente Giulio Cesare (con il Calendario Giuliano nel 46 a.C.) che formalizzarono la struttura dei mesi e dell’anno solare, stabilizzando il ciclo stagionale che usiamo ancora oggi.
La storia ha poggiato le basi di un fenomeno ciclico che viviamo ancora oggi
Gli scenari sono notevolmente cambiati, le campagne si sono lentamente spopolate e la forma abitativa dapprima tipicamente rurale si è trasformata in una comunità condominiale.
Spazi, ambienti, abitanti ed abitudini assolutamente diverse che spesso però trovano alcuni, sorprendenti punti in comune. Nelle diverse epoche contadine, il risveglio della natura richiedeva un’intensa attività fisica per garantire la fertilità futura del suolo.
Prima della semina, i contadini si occupavano della pulizia del terreno, della vangatura e della concimazione di fondo. In inverno si procedeva allo spurgo dei fossi, usando la terra rimossa come concime supplementare. Con l’approssimarsi della primavera, venivano piantati nuovi alberi e si alleggeriva il terreno intorno a quelli esistenti.
Le piante da frutto, come i meli, venivano controllate meticolosamente per eliminare eventuali parassiti. Con l’aiuto di buoi o cavalli, i contadini preparavano il letto di semina attraverso l’aratura e l’erpicatura.
Ogni azione era permeata da quel senso di speranzosa attesa tipica di questo periodo, e non è un caso se anche nel moderno condominio questo è spesso un periodo di grandi stravolgimenti.
Accade di vedere nuove tinteggiature, potature e abbellimenti di ogni genere. Nuovi progetti, idee e fermento sono i compagni ideali di tutti gli abitanti, croce e delizia per gli amministratori.
Quello che una volta veniva fatto nei campi, ora diventa una voglia di rinnovamento e pulizia all’interno ed esterno degli spazi comuni. Potrebbe essere un’analogia strana questa, eppure, se ci riflettiamo, anche se cambiano gli anni, alcune sensazioni rimangono innate nell’essere umano in quanto scaturiscono dai fenomeni naturali.
Potremmo avere i grattacieli più alti e belli del mondo, ma le stagioni saranno sempre una certezza. Assieme a tutte le emozioni che le accompagnano.
Il condominio, vera ed intima espressione dell’umanità collettiva per eccellenza, vive e respira il ciclo delle stagioni, a modo suo. Sicuramente più moderno, ma sempre e per sempre umano.
Maria Francesca Nicolò