Era una giornata come altre.
Fuori, almeno.
Dentro, l’aria pesava.
Lui non scriveva. Lei nemmeno.
Da ore.
Lei aveva riletto il suo ultimo messaggio più volte, cercando di smontarlo come un origami, sperando che la carta spiegata svelasse un significato diverso. Ma quelle parole erano lì. Chiare. Non dure. Solo vere.
“Cosa sono io per te?”
Niente accuse. Nessun ricatto emotivo. Solo quella domanda.
Il silenzio che ne era seguito pesava come una risposta.
Nel suo piccolo salotto, lei passava le dita sulla tazza ormai fredda. Guardava il telefono come se potesse leggere nei pensieri che non vibravano.
Un tempo lui avrebbe scritto di nuovo. Avrebbe mandato un “ci sei?”, tre cuori, anche solo un meme, per non lasciare che l’aria tra loro si raffreddasse troppo.
Ma non quel giorno.
Quel giorno lui taceva. Lei pure.
In quel silenzio c’era tutto ciò che lei temeva e fortemente desiderava: un uomo.
Uno che non elemosina. Uno che sente, e lascia che il sentire parli per lui.
Era uscito a camminare un po’.
Lo aveva messo in tasca, non lo teneva in mano.
Aveva parlato molto con se stesso.
“Le ho detto la verità, senza forzare nulla. Se ci tiene, risponderà. Si, risponderà.”
Non si sentiva né migliore né più forte.
Era stanco. Ma lucido.
Aveva tenuto la rotta.
Lei pensava e ripensava.
Scrivere adesso, subito? Ma come?
Quale tono? Quale parola? Sarò mai all’altezza?
Lui avrebbe capito se fosse solo per paura di perderlo. Lui era così: leggeva tra le righe. E andava a fondo.
Rimase ferma.
Ma nel petto…nel petto qualcosa si muoveva.
Non era indifferenza. Era paura.
Il tempo passava.
Il silenzio diventava uno specchio.
Se lo avesse rotto in quel momento, sarebbe stata sincera.
Se avesse aspettato solo per non perderlo…
forse sarebbe stato già tardi.
Lui, da qualche parte nel mondo, continuava a camminare. Solo.
Respirava. Ci stava provando.
Sapeva che se quel giorno non fosse arrivata… allora non l’aveva persa in quel momento.
L’aveva persa prima.
Quel giorno stava solo imparando a vederlo.
Ma se invece fosse arrivata…
sarebbe stata vera.
Sarebbe stato amore.
Aldo Palmeri
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