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“L’Isola degli Idealisti”, G. Scerbanenco

“L’Isola degli Idealisti” fu scritto nel 1942 da Giorgio Scerbanenco, prolificissimo autore e giornalista. 

Narra gli eventi di una famiglia che vive in una minuscola isola di un non ben identificato piccolo lago del Nord Italia, di cui sono gli unici abitanti. La famiglia è composta dal padre Antonio, medico settantenne, dal figlio Celestino, anch’egli medico ma non esercitante e con la passione della matematica, dalla figlia Carla scrittrice, da una coppia di cugini rimasti senza mezzi e ospitati in cambio di assistenza per l’andamento della casa, e alcune persone di servizio.  Vivono isolati ad eccezione di qualche breve spostamento sulla terraferma fino a quando una notte arriva in barca una coppia, un uomo e una donna che si nascondono per sfuggire alla giustizia.  

Malgrado le evidenti differenze di classe sociale e di comportamento, la famiglia decide di non denunciare alle autorità ma accogliere la coppia, cosa che rappresenta uno sfuggire dalla monotonia quotidiana della vita sull’isola, in realtà destabilizza una situazione apparentemente perfetta. Celestino, forse attratto dalla donna,  decide di provare a renderli due persone oneste, affidando loro alcuni incarichi: mentre la donna resiste, consapevole dell’attrazione che il medico nutre per lei, l’uomo si scopre un’inattesa inclinazione verso la pittura; alcuni avvenimenti accadono, che non vogliamo anticipare, fino ad arrivare ad un finale che, se da un lato mostra che non tutto è mai perduto, dall’altro aggiunge un velo di tristezza nel vedere quanto le cose debbano cambiare per arrivare a certi traguardi. 

L’isola, un microcosmo separato dal mondo esterno, è il luogo dove i personaggi devono decidere se essere “idealisti” oppure confrontarsi con il mondo e con le azioni concrete e le scelte morali. 

“L’Isola degli Idealisti” è un’opera “ritrovata”, un romanzo che l’autore scrisse molto prima del suo massimo successo e perduto prima della 2° Guerra Mondiale; ritrovato negli archivi di famiglia fu pubblicato da “La Nave di Teseo” nel 2012 e ripubblicato nel 2025.  Offre uno sguardo sulla letteratura di genere italiana “pre-noir” e sullo stile di Scerbanenco prima che diventasse famoso con i suoi romanzi milanesi degli anni ’50 e ’60 del Novecento.  

Giorgio Scerbanenco (1911-1969) è stato uno scrittore italo-ucraino, considerato il padre del “noir” italiano. Nato a Kiev da padre ucraino e madre italiana, si trasferì giovanissimo a Roma e poi a Milano, dove lavorò come giornalista, redattore, direttore di importanti riviste. Autore prolifico, spaziò dal romanzo sentimentale al giallo psicologico e trovò la sua voce autentica nei polizieschi ambientati in una Milano fredda e disillusa. I suoi personaggi – medici, poliziotti, donne sole – incarnano un’umanità ferita ma ancora piena di compassione. 

Tra le opere più significative, citiamo “Venere Privata”, “Traditori di tutti”, “I ragazzi del massacro”, ma vediamo l’insuperabile abilità dello scrittore di descrivere situazioni complicate in racconti brevi e brevissimi, perfino di mezza pagina, nei “Mille Racconti”, nel “Cinquecento Delitti”, nei “Racconti Neri”, in cui con pochissime parole descrive i moti dell’animo umano con precisione impareggiabile. 

Raffaella Cremonesi

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