È fin troppo facile definire una categoria professionale semplicemente in base all’appartenenza a un albo professionale o a un registro nazionale.
Per questo, oggi molti amministratori di condominio non vengono considerati dei professionisti, semplicemente perché non appartengono a nessun albo o registro.
Ovviamente, questo offende l’intelligenza di tanti professionisti del settore condominiale che lavorano con serietà e competenza, al pari di tutte le altre categorie professionali.
Ma cosa potrebbe iniziare a cambiare le regole della categoria?
Sicuramente, il rispetto del lavoro svolto da tutti i professionisti del condominio, riuniti sotto un’unica categoria professionale, facilmente distinguibile da tutte le altre.
Come per tutte le categorie professionali, è necessario il rispetto di regole comuni per farne parte.
Per raggiungere tale obiettivo, è fondamentale introdurre l’obbligo e il rispetto di un codice deontologico.
Questo potrebbero farlo le maggiori associazioni di categoria del settore, con lo scopo di inquadrare tutti i professionisti condominiali come un’unica categoria lavorativa.
Ma oggi esiste almeno una piccola forma di deontologia tra gli amministratori di condominio?
Sì, esiste una deontologia per gli amministratori di condominio, anche se non è codificata in un unico testo normativo ufficiale, come avviene per altre professioni ordinistiche (es. avvocati o medici). Tuttavia, esistono fonti giuridiche, contrattuali e associative che delineano un vero e proprio codice deontologico di fatto, che gli amministratori devono rispettare.
Tra le fonti normative di riferimento possiamo indicare:
- Il Codice Civile (artt. 1129-1138 c.c.), che stabilisce obblighi di comportamento e responsabilità.
- Il D.M. 140/2014, che disciplina i requisiti professionali dell’amministratore, compresi formazione e aggiornamento obbligatori.
- La Legge 220/2012 (Riforma del Condominio), che ha rafforzato la trasparenza e i doveri verso i condòmini.
Quali sono i principi deontologici fondamentali?
Anche in assenza di un ordine professionale, l’amministratore è tenuto a rispettare principi etici e comportamentali, tra cui:
- Correttezza e buona fede nei rapporti con i condòmini
- Trasparenza nella gestione economica e nella documentazione
- Riservatezza delle informazioni personali e patrimoniali
- Indipendenza e imparzialità nelle decisioni
- Diligenza e competenza professionale
- Aggiornamento professionale continuo (obbligatorio per legge: almeno 15 ore annue)
Le principali associazioni di categoria adottano codici deontologici interni, vincolanti per i loro iscritti. Tuttavia, questi potrebbero essere rafforzati con la sottoscrizione di un codice deontologico unico.
Questa è l’iniziativa di un gruppo di associazioni di categoria, tra le più importanti in Italia, che coinvolge l’intera categoria per creare un protocollo d’intesa.
Tra le norme comuni da adottare, ci sarebbero:
- Divieto di conflitto d’interessi
- Obbligo di fornire copia dei documenti richiesti
- Divieto di usare l’incarico per fini personali
- Sanzioni per le violazioni (richiamo, sospensione, espulsione)
A questo punto, è opportuno chiedersi: a cosa vanno incontro gli amministratori che non aderiscono a tale codice deontologico?
Le violazioni della deontologia o dei doveri possono comportare:
- Revoca dell’incarico
- Responsabilità civile per danni al condominio
- Responsabilità penale (es. appropriazione indebita, falso, ecc.)
- Contenziosi giudiziari
- Perdita di fiducia professionale
Se tutte le associazioni di categoria degli amministratori di condominio compissero questo atto di coraggio, tutti i professionisti del settore, che da anni lavorano con serietà, potrebbero essere finalmente riconosciuti e tutelati.
L’auspicio è che intervengano le istituzioni competenti, affinché tale obbligo diventi legge, e sia vincolante per tutti i professionisti del settore.
Avv. Isidoro Tricarico
Presidente OGGICONDOMINIO