giovedì, 18 giugno 2026

Piano Casa e sicurezza: perché serve il Registro Unico Nazionale degli amministratori di condominio

piano casa

Il nuovo Piano Casa rappresenta una delle riforme più ambiziose degli ultimi anni in materia abitativa, con l’obiettivo di aumentare l’offerta di alloggi, riqualificare il patrimonio esistente e garantire maggiore accesso alla casa, soprattutto per giovani e famiglie.
Ma accanto agli interventi strutturali e agli investimenti pubblici, emerge con forza un tema spesso sottovalutato: la sicurezza e la tutela nella gestione dei condomini.

Una figura centrale, ma senza controllo pubblico

Oggi l’amministratore di condominio è disciplinato dall’Art. 71-bis disp. att. c.c., che stabilisce requisiti minimi di accesso alla professione, come il possesso del diploma e l’obbligo di formazione.
Tuttavia, il sistema presenta una lacuna evidente:
non esiste un registro pubblico nazionale che consenta di verificare chi esercita realmente questa attività e con quali requisiti.

In un contesto in cui oltre il 70% degli italiani vive in condominio, questa assenza rappresenta un limite significativo in termini di trasparenza e controllo.
Il Piano Casa prevede ingenti risorse per la riqualificazione degli edifici, il recupero di immobili inutilizzati e la gestione di nuove forme di housing sociale.

In questo scenario, il ruolo dell’amministratore diventa ancora più strategico perché gestisce fondi pubblici e privati, coordina interventi tecnici complessi e rappresenta il punto di riferimento per milioni di cittadini.

È quindi naturale introdurre strumenti che garantiscano maggiore affidabilità e professionalità.
L’introduzione di un Registro Unico Nazionale degli Amministratori di Condominio rappresenterebbe una risposta concreta a queste esigenze.

Il Registro Unico

L’obiettivo non è creare un nuovo albo, ma uno strumento di trasparenza, tracciabilità nonché tutela per i condomini.
L’iscrizione al Registro potrebbe essere resa obbligatoria per esercitare la professione o, in una fase iniziale, per gestire immobili legati a fondi pubblici o interventi previsti dal Piano Casa.
Una misura di questo tipo porterebbe benefici immediati come il contrasto all’abusivismo professionale, la verifica pubblica dei requisiti, una maggiore fiducia da parte dei cittadini, uniformità degli standard professionali.
Inoltre, consentirebbe alle istituzioni di monitorare un settore che ha un impatto diretto sulla qualità della vita urbana.

Forza e protezione

Integrare il Registro Unico nel Piano Casa significherebbe rafforzare la riforma, aggiungendo un elemento fondamentale: la sicurezza nella gestione del patrimonio abitativo.
Non si tratta solo di regolamentare una professione, ma di proteggere milioni di famiglie, garantendo che chi amministra i loro immobili lo faccia con competenza, trasparenza e responsabilità.
Il Piano Casa può essere l’occasione per fare un passo avanti decisivo non solo costruire e riqualificare immobili, ma anche qualificare chi li gestisce.
Perché la qualità dell’abitare passa anche, e soprattutto, dalla qualità della gestione.

Isidoro Tricarico

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