All’inizio del Novecento, quando Varese era meta di villeggianti di alto rango che la invadevano e che con la loro presenza rendevano il borgo un luogo ameno di alta borghesia e di aristocrazia, accadeva che anche musicisti si accorgessero della beltà delle nostre terre e quivi venissero a soggiornare. Tra questi, il compositore Raoul Bardac, che, probabilmente durante un soggiorno all’hotel Excelsior di Casbeno, ascoltò il suono delle campane di Casbeno e decise che quella melodia dovesse diventare musica.
Era francese, proveniva da una famiglia dell’alta borghesia parigina e viveva immerso in uno degli ambienti musicali più importanti d’Europa. Sua madre, Emma Bardac, sarebbe diventata la moglie del compositore Claude Debussy. Raoul studiò con Gabriel Fauré, frequentò il Conservatorio insieme a Maurice Ravel e fu anche allievo dello stesso Debussy.
E a un certo punto della sua vita il suo nome si legò a Casbeno.
“Les Cloches de Casbeno”
Nel 1910 alcune riviste musicali francesi pubblicarono lo spartito di una composizione per pianoforte di Bardac, scritto pochi anni prima, nel 1906.
Il titolo era: “Horizons: Les Cloches de Casbeno, Jeux. Sur la Treza”.
Dentro quel titolo compariva quindi, scritto nero su bianco, il nome di Casbeno. Quali campane poteva aver sentito?
Il concerto della chiesa di Casbeno risaliva al 1822, quando il parroco Pasquale Gavirati fece installare cinque campane accordate in Fa, realizzate da Michele Comerio di Milano. L’intervento costò 3.588 lire in più rispetto alle campane precedenti e coinvolse direttamente la popolazione. La marchesa Recalcati contribuì da sola con mille lire.
La campana maggiore ebbe una vita particolarmente attiva.e movimentata: si spezzò nel 1828, fu rifusa da Comerio e ricollocata sul campanile il 30 maggio 1831. Nel 1853, dopo nuovi problemi, venne rifusa ancora una volta dal varesino Felice Bizzozzero.
A Bobbiate, però, non erano così entusiasti
Quelle stesse campane che avevano ispirato un musicista francese non godevano della stessa considerazione nei paesi vicini.
L’avvocato Bombaglio, ricordando un antico sfottò degli abitanti di Bobbiate, riportava:
“Amen, amen, quej da Casbenn / gh’hann su i campan da legn / coi batasc da meregasc…”
In sostanza, mentre Bardac trasformava il loro suono in una composizione per pianoforte, i vicini bobbiatesi prendevano in giro i casbenatti, nella loro lotta campanilistica ancestrale, sostenendo che avessero campane di legno con battacchi di granoturco.
Da Casbeno alla musica europea
Le campane ascoltate all’inizio del Novecento, purtroppo, non sono più le stesse, perché nel 1934 furono installate quelle attuali contestualmente alla costruzione del nuovo campanile. Ma lo spartito rimane, scritto da un musicista cresciuto accanto a Fauré, Ravel e Debussy che passò sul nostro territorio e trovò nel suono di quel piccolo campanile varesino qualcosa che meritava di essere fissato per sempre sulla carta.
E forse, da qualche parte in una biblioteca, quelle campane stanno ancora aspettando qualcuno disposto a farle suonare di nuovo.
Samuele Corsalini