Oggi è il cuore della città. La nostra Basilica, il nostro Bernascone, l’Arco Mera che ne regola l’accesso. Eppure, c’è stato un momento in cui Piazza San Vittore rischiò di scomparire così come la conosciamo, in virtù di una decisione urbanistica che, dai posteri, sarebbe stata vista come sconsiderata.
Costruire invece che conservare
All’inizio del Novecento qualcuno propose di edificare una parte della piazza. L’idea era quella di sfruttare quello spazio aperto per nuove costruzioni, ridisegnando completamente il centro cittadino.
All’epoca, invece, molti ritenevano che fosse un modo per rendere Varese più moderna e redditizia.
Se quel progetto fosse passato, il volto della città sarebbe cambiato per sempre.
La protesta
Non tutti, però, erano d’accordo. Fortunatamente, ci furono prese di posizione, discussioni e opposizioni.
Molti sostenevano che San Vittore fosse il centro simbolico e religioso della città e che non sarebbe stato accettabile identificarlo come un semplice spazio libero e disponibile per l’edilizia.
San Vittore è il centro simbolico della città, il luogo dove Varese si riconosceva.
Alla fine, prevalse questa visione e il progetto non venne realizzato.
Una piazza salvata
Oggi attraversiamo Piazza San Vittore senza pensarci. Ci sembra ovvio che sia così, che sia il cuore spirituale della città. Ma non dobbiamo interpretarlo come un qualcosa di scontato.
Bastava una firma diversa, una decisione differente e oggi al posto dello spazio aperto che tutti conosciamo avremmo probabilmente trovato edifici, cortili e strade completamente diverse.
Le città cambiano anche per ciò che non viene costruito
Quando pensiamo alla storia immaginiamo sempre castelli, battaglie o monumenti, ma una parte importante è la storia fatta di progetti che sono rimasti sulla carta, dove a volte il destino di una strada o, come in questo caso, di una piazza, dipende da qualcuno che, al momento giusto, ha deciso di non costruire.
Ed è anche per questo che oggi possiamo continuare a incontrarci, guardarci e vivere il cuore di Varese proprio in Piazza San Vittore.
Samuele Corsalini