“Questa non è una canzone d’amore” è il primo romanzo di Robecchi che da inizio alla fortunata serie letteraria con protagonista Carlo Monterossi.
Monterossi, come il suo creatore Robecchi, vive e lavora a Milano: un’esistenza agiata, una bella casa, un’efficiente domestica-governante ucraina, un’automobile silenziosa, un rapporto altalenante con una donna affascinante. Ideatore e produttore di “Crazy Love”, programma di TV spazzatura di grande successo che disprezza, è continuamente in lotta con la conduttrice Flora De Pisis (che non facciamo fatica a identificare con presentatrici di simili programmi nella realtà) con cui alla fine è sempre arrendevole per una pigrizia mentale che gli toglie qualsiasi velleità ma da cui non riesce a staccarsi.
La doppia vita di Monterossi
E’ il programma televisivo che dà a Monterossi gli ampi mezzi economici di cui dispone, ma il nostro protagonista ha una doppia vita: rimasto invischiato per caso in un fatto criminale e desideroso di chiarire l’accaduto, coinvolge l’ex-poliziotta Cirrielli e Oscar Falcone, misterioso investigatore privato. Detective involontario, Monterossi fonderà in seguito una società di affari investigativi, sempre in involontaria competizione con le forze regolari di Polizia, i sovrintendenti Ghezzi e Carella.
Carlo Monterossi è una figura di detective atipica, sempre più riluttante, quasi una vittima lui stesso, nell’arco di tempo coperto da questa serie mai convinto e sempre dubbiosamente cinico nel valutare la sua comoda esistenza, che sembra disprezzare ma di cui non intende fare a meno.
I personaggi
Emergono profili e dialoghi piacevoli, tra intrighi finanziari, vizi, segreti, corruzione, piste parallele che alla fine convergono. Appaiono chiare l’umanità e la capacità comunicativa a tutti i livelli di Oscar Falcone, che alla fine si rivela un personaggio-chiave nel risolvere il complicato mistero a cui partecipano due killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, una ragazza con il cuore infranto, purtroppo qualche morto.
Accanto alla “Milano da bere” vediamo in questo romanzo noir ambientazioni contrastanti: un campo rom con la sua cultura, un negozio polveroso di antichità, una villetta nell’hinterland che sarà teatro della tragica conclusione. L’insieme contribuisce a rendere la narrazione gradevole, da cui apprezziamo l’ironia e la disarmante sincerità dei protagonisti.
L’autore
Alessandro Robecchi, scrittore, autore TV e giornalista, è nato a Milano nel 1961. Ha iniziato la sua carriera collaborando con riviste e quotidiani, tra cui “Il Manifesto”. Ha lavorato a lungo in televisione, scrivendo per programmi di successo (Ballarò, Markette), è autore degli spettacoli di Maurizio Crozza. E’ stato per cinque anni direttore di Radio Popolare. Ha scritto due saggi, “Manu Chao, musica y libertad”, del 2001, edito da Sperling e Kupfer, e “Piovono pietre, cronache marziane da un paese assurdo”, pubblicato da Laterza nel 2013, che descrive ironicamente la politica italiana, vincitore del premio Giuseppe Giusti.
Esordisce nella narrativa con il ciclo dedicato a Monterossi consistente in 11 romanzi e diversi racconti pubblicati nelle diverse antologie Sellerio. Da alcuni episodi è stata tratta una serie televisiva avente come protagonista Fabrizio Bentivoglio.
“Questa non è una canzone d’amore” è stato pubblicato da Sellerio nel 2014.
Raffaella Cremonesi