Troppo spesso non si guarda oltre l’originaria destinazione d’uso degli spazi di un qualsiasi edificio. Che si tratti di un condominio oppure di una struttura pubblica, non ci si arrischia mai oltre certi parametri, quasi come se l’origine definisse l’esistenza stessa di ogni cosa.
Eppure, tutto questo può essere rivoluzionato completamente, senza nemmeno eccessivo sforzo e prendendo spunto dalla realtà che ci circonda.
Partiamo da alcuni esempi che ci permettono di scoprire e rimanere affascinati dalla storia di Varese. Oggi tocca a un edificio, troppo spesso dimenticato e tutt’ora suggestivo. Su cui, tra l’altro, non è sempre facile reperire informazioni.
L’attuale sede della Questura di Varese, situata in Piazza Libertà, è l’ex Palazzo del Littorio.
Progettato dall’architetto Mario Loreti (lo stesso che disegnò l’adiacente Piazza Monte Grappa), l’edificio venne inaugurato il 7 marzo 1933 per ospitare la Federazione provinciale fascista. Edificio imponente, caratterizzato da linee squadrate e austerità nei materiali, il cui intento era trasmettere autorità e disciplina. Al piano terra, è ancora oggi visibile un sacrario fascista originale, uno dei pochi sopravvissuti in Italia.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e la caduta del regime fascista, l’edificio cambiò funzione mantenendo però la sua centralità nel sistema del potere civile: divenne la Questura, sede della Polizia di Stato.
Questa continuità funzionale in due epoche tanto diverse rappresenta uno snodo importante per la storia della città, segnando il passaggio dalla dittatura a una società democratica fondata su valori etici e sociali di democrazia e libertà. Passo importante e concreto, segno di una voglia di non dimenticare bensì di ridefinire il futuro, in un momento come allora ancora tutto da costruire.
Inoltre, di recente, nel 2022, una mostra intitolata “L’arte svelata nel Palazzo della Questura di Varese” ha permesso di riscoprire le opere d’arte, inclusi affreschi e cartoni preparatori di Giuseppe Montanari, che decoravano originariamente il palazzo, offrendo un ulteriore spaccato storico dell’edificio.
Luogo di crocevia umano, simbolo della legalità e edificio austero, in netto contrasto con le forme delicate delle dimore nobiliari situate a pochi km di distanza.
Esempio di quanto un ricordo anche “complicato” possa trasformarsi e rinnovarsi completamente senza dimenticarne il passato. L’organizzazione culturale de “La Varese Nascosta” è sempre all’avanguardia nel promuovere progetti innovativi e coraggiosi, che possano abbracciare diversi ambiti, evitando abbandono e degrado e donando anche nuova vita ad un bene fruibile alla comunità.
Una cosa che, rapportata alla dimensione condominiale, può essere applicata grazie alla sinergia e allo sforzo coeso di tutti. Occorre avere una visione comune mirata a voler rendere il luogo in cui si abita accogliente e, perché no, anche sfruttarlo al meglio.
Un condominio costantemente rinnovato, curato e dove ogni spazio è adeguatamente valorizzato non può che donare valore. Basta eliminare tutti i confini a cui spesso releghiamo le destinazioni d’uso degli edifici: una struttura può nascere in un modo e svilupparsi in un altro.
Varese è una città unica in tal senso e da cui prendere spunto anche nel quotidiano. Una metropoli da visitare per farsi ispirare nel quotidiano, oltre quello spazio fuori la porta di casa che troppo frequentemente ci scordiamo quanto ci appartenga.
Maria Francesca Nicolò