Cari lettori, care lettrici,
Immaginate di svegliarvi una mattina e scoprire che i condomìni non esistono più. Puff! Evaporati. Niente più portoni, citofoni che gracchiano, scale condivise e riunioni condominiali infinite. Al loro posto, solo case singole, villette sparse, ognuno nel proprio regno.
Un paradiso? Forse. Niente più discussioni sull’ora in cui si può stendere il bucato, nessuno che sposta la bici in garage occupando quel posto che è sempre stato mio. Addio alle assemblee-fiume, in cui dopo due ore di dibattito si riesce solo a stabilire la data della prossima riunione.
Ma aspettiamo a esultare. Perché senza condomini ci perderemmo anche la scuola di convivenza forzata che ogni palazzo rappresenta. In fondo, vivere sotto lo stesso tetto (più o meno) con persone diverse ci obbliga a mediare, a ricordarci che non siamo soli al mondo, che il nostro rumore diventa il problema di qualcun altro, e che il profumo del sugo della vicina, volenti o nolenti, entra anche in casa nostra.
Il condominio è un microcosmo: ci insegna la pazienza, l’arte della diplomazia, e a volte anche l’ironia. Senza, rischieremmo di chiuderci nelle nostre piccole fortezze, perdendo quella palestra quotidiana di tolleranza che ci prepara alla vita là fuori, nel grande condominio chiamato società.
E allora, forse, la prossima volta che il vicino sbatte la porta o che il regolamento condominiale sembra più complesso della Costituzione, proviamo a sorridere. Perché in fondo… che noia sarebbe un mondo senza condomini!
Giulia Nicora