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Tragedia sfiorata: il rischio monossido che nessuno prende sul serio

In un condominio può succedere di tutto, lo sappiamo. Litigi per i rumori, discussioni infinite sul colore del cancello, odori sospetti provenienti dal pianerottolo. Ma ci sono giorni in cui il condominio smette di essere teatro di piccole noie quotidiane e diventa, purtroppo, il luogo in cui si sfiora la tragedia. È ciò che è accaduto nel Vicentino, dove tredici persone sono finite intossicate dal monossido di carbonio all’interno di uno stabile. Una vicenda che, diciamolo chiaramente, poteva trasformarsi in un disastro irreparabile.

E il punto non è “cosa è successo lì”, ma cosa potrebbe succedere qui, in qualunque condominio italiano. Perché quando parliamo di monossido di carbonio in condominio, parliamo di un killer silenzioso, inodore, invisibile, capace di trasformare un errore banale in un incubo collettivo.

Questo pezzo vuole spiegare perché il rischio è reale, quali sono le responsabilità — dei residenti, dell’amministratore, dei tecnici — e cosa possiamo fare, concretamente, per evitare di trovarci nella stessa situazione.

Monossido di carbonio in condominio: il pericolo che non si vede ma uccide

Lo chiamiamo “killer silenzioso” per un motivo: è inodore, non si vede, non irrita, non avvisa. Le persone svengono senza capire perché. Le prime vittime sono spesso i bambini e gli anziani. E in un condominio, dove gli impianti spesso sono vecchi o usati in malo modo, il monossido è un rischio molto più diffuso di quanto immaginiamo.

I Vigili del Fuoco ogni anno intervengono in centinaia di condomìni italiani per casi simili. Non appare quasi mai sui giornali, perché “solo” pochi finiscono in ospedale. Ma questo, credimi, non è rassicurante: è esattamente il contrario.

Il monossido deriva da combustioni incomplete: caldaie mal regolate, stufe a gas, scaldabagni datati, canne fumarie ostruite. È una catena di cose piccole che diventano, insieme, una bomba invisibile.

Quando l’impianto di casa diventa un problema di tutti

E qui si apre il vero nodo condominiale: il confine tra ciò che è privato e ciò che è collettivo.

Un vicino non fa manutenzione alla caldaia da 10 anni?
La canna fumaria condominiale non è mai stata controllata?
Qualcuno installa una stufa “fai da te”?

Tutto questo non rimane “un fatto suo”: può danneggiare l’intero condominio.

Il caso del Vicentino lo conferma: tutto parte da un malfunzionamento, ma diventa un problema comune perché negli stabili viviamo fianco a fianco, respiriamo la stessa aria, condividiamo locali tecnici e sistemi di scarico.

Il condominio è una comunità anche quando non lo vogliamo.

Le responsabilità dell’amministratore: cosa deve fare davvero

La domanda la sento spesso:
“L’amministratore cosa c’entra?”

C’entra, eccome.

La legge gli impone il controllo delle parti comuni, delle canne fumarie collettive, della ventilazione dei locali tecnici, dell’aggiornamento dei registri, degli interventi obbligatori. Non può intervenire dentro un appartamento, certo, ma può — e deve — pretendere la manutenzione.

E soprattutto ha il dovere di far eseguire:

  • verifiche periodiche sugli impianti comuni;
  • manutenzione annuale delle caldaie centralizzate;
  • controlli sul corretto scarico dei fumi in caso di impianti misti;
  • richiesta dei libretti impianto ai singoli proprietari.

E no: non è “invadenza”. È prevenzione. È tutela. È responsabilità.

I condòmini: diritti sì, ma anche doveri (spesso ignorati)

Qui arriva la parte scomoda.

Una delle parole chiave di questo tema è “responsabilità personale”. In troppi condomìni si punta il dito contro l’amministratore, salvo poi essere i primi a non far controllare la caldaia o a ignorare lo scaldabagno che perde colpi.

La manutenzione non è un optional. È obbligatoria per legge. Ed è un atto di tutela verso sé stessi, verso i figli e verso i vicini.

Nel 70% dei casi di intossicazione gli impianti privati sono i responsabili. Eppure ogni volta qualcuno dice: “Ma finché funziona…”. Il problema è proprio quello: funziona… fino a quando uccide.

Le canne fumarie: la parte più trascurata del condominio

Chi vive in un condominio lo sa: se c’è una cosa che nessuno considera, è la canna fumaria.
Eppure, è la linea di confine tra un impianto che respira e uno che soffoca.

Le cause dei blocchi sono sempre quelle:

  • nidi di animali;
  • infiltrazioni;
  • accumulo di fuliggine;
  • rotture mai riparate;
  • lavori non coordinati;
  • installazioni abusive.

Un condominio che non controlla le canne fumarie è un condominio che si affida alla fortuna. E non esiste sicurezza che sopravviva alla leggerezza.

Le nuove regole che arrivano nel 2026: cosa cambierà

Secondo le ultime linee guida che si stanno definendo — e che gli amministratori conoscono bene — si va verso un rafforzamento delle verifiche obbligatorie, con:

  • controlli più frequenti sugli impianti comuni;
  • verifica certificata degli scarichi fumi privati;
  • obbligo di comunicare le manutenzioni effettuate;
  • possibilità per l’amministratore di segnalare situazioni a rischio.

La direzione è evidente: meno fiducia “alla buona”, più prevenzione concreta.

E i motivi sono purtroppo sotto gli occhi di tutti: troppe intossicazioni, troppe tragedie sfiorate.

Quanto costa evitare tutto questo? Molto meno di una vita umana

La sicurezza costa.
Ma l’assenza di sicurezza costa molto di più.

La manutenzione annuale di una caldaia costa 80-120 euro.
La revisione di una canna fumaria costa 100-200 euro.
Un sistema di rilevamento CO costa 20 euro.

È tutto qui.
Un piccolo investimento che può evitare un lutto, un ricovero, una tragedia su cui i giornali poi scrivono titoli che piangiamo troppo tardi.

Come evitare intossicazioni: la checklist che nessuno fa ma tutti dovrebbero fare

Eccola, semplice, pratica, concreta.

  • Controllo annuale della caldaia.
  • Verifica certificata dello scarico fumi.
  • Aerazione obbligatoria in cucina e bagno.
  • Nessuna stufa improvvisata o modificata.
  • Rilevatore di monossido in casa.
  • Pulizia annuale delle canne fumarie.
  • Segnalazione immediata di odori strani, malesseri, anomalie.

È l’unica vera prevenzione.

Il condominio non è solo un edificio. È un ecosistema fragile

Se c’è una cosa che il caso del Vicentino ci insegna, è che non possiamo rimandare la sicurezza. Il monossido non aspetta. Non dà preavvisi. Non rispetta le quote millesimali.

E allora, forse, questa è l’occasione per cambiare davvero mentalità: meno “non è affar mio”, più responsabilità condivisa. Meno improvvisazione, più professionalità. Meno fatalismo, più prevenzione.

Siamo tutti responsabili del respiro dell’altro.

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