Nel contesto della trasformazione borghese di Varese dell’Ottocento, sorge a Biumo Superiore, dentro il complesso delle Ville Ponti, la maestosa Villa Andrea, che rappresenta la fase storica dove il concetto di villa di delizia incontra l’ambizione imprenditoriale e il gusto monumentale, intrecciandosi con una nuova idea di rappresentanza. La villa è l’edificio principale del complesso, inserita in un vasto parco e pensata fin dall’inizio come una costruzione di grande impatto scenico.
Prima della villa, il convento
Prima della costruzione della residenza attuale, in quest’area sorgevano la chiesa e il convento dei Carmelitani Scalzi, arrivati a Varese nel 1676. La villa nasce esattamente dalla trasformazione di quell’antico insediamento religioso.
L’arrivo di Andrea Ponti
Il nome della villa è legato al cotoniere Andrea Ponti, industriale di Gallarate e figura centrale nello sviluppo economico del territorio. Questi cominciò a trascorrere le vacanze estive nella Villa Napoleonica già dal 1838 e nel 1858 affidò all’architetto Giuseppe Balzaretto il progetto della nuova villa, poi completata nel 1870.
Il programma decorativo della villa
Il fascino di Villa Andrea viene esaltato nell’atrio principale, che si affaccia direttamente sul parco. Sul soffitto compare La Scienza che abbraccia la Verità, in un bacio saffico molto raro per l’arte dell’epoca. Sulle pareti si susseguono scene dedicate alle grandi figure italiane, in particolare Alessandro Volta che mostra l’invenzione della pila, Galileo Galilei che mostra il cannocchiale al doge di Venezia, Cristoforo Colombo che dona le primizie raccolte nelle “Indie” alla Regina di Spagna e Guido d’Arezzo che insegna il canto a dei bambini. All’ingresso del salone sono collocate due statue in bronzo, di Dante e di Michelangelo. A completare l’opera, quattro tondi allegorici ai quattro angoli che esaltano Chimica, Fisica, Meccanica e Musica.
Cosa resta oggi
Villa Andrea oggi è centro congressi della Camera di Commercio di Varese, ma ancora al suo interno si respirano il gusto architettonico dell’Ottocento e la potenza di visione di una grande famiglia industriale che si è sempre basata sul rapporto stretto con il paesaggio e con la città, con il fine ultimo di dare a Varese un’immagine alta, colta, moderna, e quasi futuristica. Visitare i suoi saloni riempie lo sguardo con l’essenza principale della cultura italiana: il bello.
Samuele Corsalini