Ci sono luoghi che Varese custodisce così bene da sembrare invisibili. Villa Augusta è uno di questi: un parco elegante, silenzioso, nascosto in via San Giusto, nel cuore di Giubiano. A pochi passi dall’ospedale e dal centro, ma lontanissimo dal rumore della città.
La sua storia comincia nel Settecento, quando qui sorgeva una semplice casa rurale con orto, prato e un piccolo vigneto. Nell’Ottocento la proprietà passa ai Baroffio, poi al milanese Andrea Canadelli, che tra fine Ottocento e primi Novecento affida all’ingegner Pisoni la costruzione della villa attuale. Nel 1901 i lavori sono già avviati; nel 1904 l’immobile viene rivenduto per speculazione.
Il vero volto della villa arriva però nel 1911, con i coniugi Angelo Zamboni e Augusta Testoni. È Augusta a trasformare il giardino in un parco romantico: vialetti curvilinei, aiuole irregolari, monumenti di pietra dell’Olona, scenografie naturali e alberi monumentali. Tra questi spicca una presenza eccezionale: una sughera alta 14 metri, tra le più importanti d’Italia, accanto a cedri dell’Atlante, faggi purpurei, tigli e platani.
Alla morte di Augusta, la villa viene lasciata all’Ospedale di Circolo. Dal 1952 al 1968 è gestita dalle Suore Ausiliatrici, poi acquistata dal Comune, che il 5 aprile 1970 apre ufficialmente il parco alla città. Oggi è un luogo pubblico curato dal Verde Comunale, frammento prezioso della Varese “Città Giardino”.
Entrare a Villa Augusta significa ricordare che la bellezza non sempre si mostra. A volte bisogna cercarla, attraversarla, viverla.
Samuele Corsalini