Chi entra nel parco di Villa Torelli Mylius avverte, già dai primi metri dopo il cancello, una sensazione di pace e silenzio, ben lontana dal caos e il rumore della città.
Ai piedi del colle dei Miogni, questa dimora settecentesca porta con sé una storia stratificata. Il terreno, un tempo coltivato con vigneti e gelsi, apparteneva ai Padri Gesuiti e alle monache romite ambrosiane. Dopo la soppressione dell’ordine passò al nobile Francesco Torelli, che trasformò gli edifici rurali in una residenza di villeggiatura con filanda.
Nel 1905 l’imprenditore tessile Carlo Giorgio Mylius acquistò la proprietà e incaricò l’architetto Achille Majnoni d’Intignano di ridisegnarla in stile neoclassico. Il parco, impostato secondo il gusto romantico, divenne un luogo di sosta e di passeggio. Tra gli alberi monumentali si riconoscono un cedro del Libano di oltre due secoli, una sequoia che supera i trenta metri, faggi rossi e querce da sughero.
Nel 1952, in un angolo appartato, il paesaggista Pietro Porcinai progettò una piscina a forma d’albero: un intervento raro, dove architettura e verde dialogano senza imporsi l’uno sull’altro. Dal 2007 la villa è di proprietà del Comune di Varese e il parco Achille Cattaneo è aperto al pubblico. La villa è in fase di restauro.
Chi ci passa spesso lo sa: al mattino presto si sentono solo gli uccelli che cantano. Vale la pena entrarci almeno una volta, anche soltanto per guardare la città da un’altra prospettiva.
Samuele Corsalini