Spesso la disabilità viene definita “dono” e “opportunità”: ebbene, io questo attributo lo considero non completamente vero.
E non per colpa (se mai tale si può definire) di un qualsiasi handicap.
Il fenomeno del cosiddetto “co- housing” assieme a persone con disabilità più o meno grave è più diffuso di quanto si pensi e spesso relegato nell’ombra perché non sempre facile e intricato nella fitta rete burocratica machiavellica che solo il nostro paese conosce.
Vite sospese a volte, e solitudine. Tanta solitudine. Perché, anche se nessuno lo ammetterà mai apertamente, le famiglie che attraversano questo percorso spesso vengono abbandonate a loro stesse per tanti motivi. Nuclei invisibili, mai davvero considerati. In primis, imperversa l’assoluta mancanza di una rete sociale attiva e compartecipativa che permetta ad ogni tipo di disabilità di potersi integrare nella società garantendo dignità ed autonomia. E, cosa non di poco conto, la gravità dell’handicap che costringe a cure costanti e continue quasi mai integrate da una assistenza mutuale adeguata e gratuita. Le ASL o i distretti sanitari locali fornisco il minimo indispensabile (e in molteplici casi nemmeno quello) per poi lasciare gran parte del lavoro alle famiglie. Le quali, ed è bene ribadirlo, non hanno nemmeno un supporto psicologico adeguato nell’affrontare un percorso di cui spesso non conoscono l’evoluzione e verso cui si trovano impreparati.
Se da un lato le proclamazioni a tutto grido di un tesoro sono una bella vetrina per le allodole dall’altra la realtà, analizzata a fondo, è ben diversa e complessa. Un tema scomodo ma mai adeguatamente affrontato. Quella che dovrebbe essere un’opportunità preziosa di condivisione purtroppo si rivela tutt’altro. Nonostante ogni forma di handicap possa davvero costituire una grande risorsa se adeguatamente valorizzata ed apprezzata. Liberando famiglie ed affetti da quella che sembra una prigione senza via d’uscita.
In tal senso è fondamentale che all’interno di ogni condominio possa crearsi una vera e propria rete di supporto e mutuo aiuto per ogni nucleo familiare, creando un microcosmo umano accogliente e coeso. Non una cosa facile, ma nemmeno impossibile.
Basti pensare a come anche un favore possa rivelarsi un momento prezioso di evasione e serenità per molte persone che assistono persone allettate o malate gravi. Condizioni in cui concedersi una passeggiata è un dono prezioso e sollievo dalle tante difficoltà quotidiane. Anche un semplice caffè e una chiacchierata possono rivelarsi uno svago inaspettato e straordinario, che non costa praticamente nulla.
Tasto dolente è anche la gestione degli spazi comuni in quanto, troppo spesso, eventuali lavori di adeguamento vengono visti come una spesa fastidiosa. Eppure rendere accogliente ogni angolo del luogo in cui si vive è sinonimo di educazione. Rispetto verso chi ha il nostro stesso diritto di muoversi in autonomia e rientrare in casa propria come e quando meglio gli aggrada.
Parlando per esperienza personale diretta, è una prassi comune non rispettare alcuni comportamenti senza preoccuparsi di ciò che può comportare.
Un parcheggio, una passerella utilizzata come scivolo, o l’occupazione impropria di spazi destinati al deposito di carrozzine sono sinonimo di una paese che a tutto pensa, fuorché ai disabili.
Perché curiamo in modo maniacale la nostra dimora quando arrivano gli ospiti e non pensiamo a rendere accogliente uno spazio per tutti, senza barriere e distinzioni nel luogo dove abitiamo?
Ecco questo è uno dei dilemmi che spesso mi sono posta e a cui vorrei trovare una risposta. Creare una figura all’interno di ogni condominio che vigili sul rispetto delle regole, preposta a preservare gli spazi e la loro conformità sarebbe uno dei modi migliori per garantire il pieno rispetto delle regole.
Perché se è vero che la libertà è uno dei beni più preziosi per l’essere umano, lo deve essere per tutti senza alcun impedimento: un bene comune precluso ad alcuni non è degno di un paese che si vanta di essere civile. Gli amministratori ma anche i cittadini comuni hanno il dovere di rendere il luogo dove abitano un posto per tutti e dove tutti possano sentirsi a casa.
Compiendo anche una profonda opera di educazione e rispetto verso tutti gli esseri umani.
Maria Francesca Nicolò