Quante volte usiamo davvero un trapano nella vita? Un trapano ad uso domestico può trascorrere lunghi periodi inutilizzato. Pochi fori nel muro per appendere un quadro, una mensola o uno specchio, e poi riposo eterno in fondo a un armadio o in cantina.
Eppure, se facessimo l’inventario di un condominio di trenta famiglie, scopriremmo con ogni probabilità la presenza di venticinque trapani, venti scale pieghevoli, quindici pulitori a vapore e una quantità imprecisata di chiavi inglesi e tagliaerba. Ognuno ha il suo. Ognuno ha comprato il proprio strumento, spendendo soldi, occupando spazio prezioso in casa e producendo oggetti destinati a rimanere inutilizzati per gran parte del tempo.
È la trionfale vittoria dell’iper-proprietà: l’idea che per essere liberi ed efficienti si debba possedere tutto ciò di cui potremmo mai aver bisogno.
Abbiamo sostituito la fiducia nei vicini con la carta di credito. Piuttosto che chiedere in prestito un attrezzo per dieci minuti, preferiamo ordinarlo online, aspettare che venga consegnato e stiparlo in un ripostiglio già saturo. Ci sembra più comodo, più indipendente, meno “complicato”.
Ma a che prezzo?
A forza di voler bastare a noi stessi anche nelle cose materiali, abbiamo impoverito i nostri spazi e, soprattutto, le nostre relazioni. Perché un oggetto condiviso non è soltanto un modo intelligente per risparmiare denaro, ridurre gli sprechi e fare una scelta ecologica. Un oggetto in prestito è un ponte.
Quando bussiamo al vicino per chiedere una scala o un trapano, non stiamo solo prendendo un pezzo di alluminio o di plastica. Stiamo avviando una conversazione. Creiamo l’occasione per scambiare due parole, per farci una risata sul lavoro da fare, per conoscerci un po’ meglio. E quando riportiamo quell’oggetto – magari accompagnato da un semplice “grazie” o da qualcosa di buono – abbiamo aggiunto un tassello alla costruzione di un rapporto di vicinato.
La gentilezza, qui, diventa fiducia materiale. Significa mettere a disposizione ciò che abbiamo, superando la gelosia per le nostre piccole proprietà e la pigrizia dell’isolamento.
La bacheca dell’aiuto
Immaginiamo cosa succederebbe se in bacheca, accanto ai soliti avvisi, ci fosse un piccolo foglio condiviso con scritto: «In questo palazzo sono a disposizione: un trapano (int. 4), una scala alta (int. 7), una lavapavimenti a vapore (int. 12)». O una piccola libreria di scambio nell’androne dove lasciare i libri già letti.
Il condominio smetterebbe di essere una semplice somma di appartamenti chiusi e diventerebbe una piccola rete di economia circolare e umana. Scopriremmo che non abbiamo bisogno di possedere tutto per avere ciò che ci serve e che la vera ricchezza di un palazzo non si misura da quello che c’è dentro le singole case, ma dalla qualità della fiducia che circola nei corridoi che le uniscono.
A cura del progetto Coltiviamo Gentilezza
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