venerdì, 29 agosto 2025

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Il condominio per il sociale: quando la casa diventa comunità

Nel nostro immaginario, il condominio è spesso teatro di piccoli dissapori: il vicino rumoroso, l’ascensore rotto, le discussioni in assemblea. Ma accanto a questi cliché, esistono esperienze che raccontano un’altra storia. Una storia di mutuo aiuto, attenzione reciproca e responsabilità condivisa.

Sempre più spesso, in Italia, i condomini si trasformano in laboratori di coesione sociale, luoghi in cui la vicinanza fisica diventa vicinanza umana.

Dove la solidarietà scende le scale

A Milano, Torino, Bologna e in molte altre città, sono nati progetti di “condomini solidali”: modelli abitativi in cui famiglie, anziani, persone fragili o con disabilità convivono in spazi dove l’aiuto reciproco è parte integrante del vivere quotidiano. Non si tratta solo di condividere spazi, ma anche tempo, competenze e attenzione.

In alcuni casi, si creano “portinerie di quartiere”, dove la portineria tradizionale diventa un punto di ascolto e servizio per tutti i residenti: si ritirano pacchi, si controllano i bisogni delle persone anziane, si organizzano piccoli eventi di comunità.

Un palazzo, mille possibilità

Il condominio può diventare una vera infrastruttura sociale. Come?

  • Spazi comuni riadattati a piccole biblioteche di condominio, laboratori per bambini, o corsi di cucina tra vicini.
  • Gruppi WhatsApp che vanno oltre l’ascensore rotto e diventano strumenti per segnalare aiuti, condividere servizi o cercare una mano per fare la spesa.
  • Progetti sostenuti dal Terzo Settore, in cui cooperative sociali affiancano i residenti nella gestione di casi di fragilità o nella mediazione dei conflitti.

Esempi che fanno scuola

Nel quartiere Barriera di Milano, a Torino, un intero condominio ha dato vita a un progetto di co-housing sociale: giovani e anziani vivono in appartamenti separati, ma condividono una cucina e uno spazio ricreativo. Il risultato? Solitudine ridotta, costi contenuti e senso di appartenenza aumentato.

A Napoli, una cooperativa ha trasformato un palazzo abbandonato in abitazioni solidali per madri sole e studenti fuori sede, promuovendo attività con il vicinato e costruendo nuove forme di solidarietà urbana.

Perché non basta condividere le pareti

Abitare vicini non significa, di per sé, conoscersi. Anzi, il condominio moderno rischia spesso di diventare un’isola di silenzi paralleli. Eppure, la prossimità può essere una forza. Una risorsa.

Servono però volontà, visione e un pizzico di creatività per trasformare lo spazio condiviso in opportunità sociale.

Il futuro è a portata di pianerottolo

Il condominio per il sociale è una realtà già attiva in molte parti d’Italia. Ed è anche un modello sostenibile: abitare in modo collaborativo significa ridurre i costi, aumentare la qualità della vita e costruire reti di fiducia.

Perché, a ben vedere, un palazzo non è solo un insieme di appartamenti. È una piccola comunità urbana. E come ogni comunità, può scegliere se chiudere la porta… o aprirla al prossimo.

Redazione