Era un mercoledì pomeriggio d’estate, di quelli in cui il sole entra di taglio nei corridoi del condominio, disegnando lunghe strisce dorate sul pavimento di marmo. Lucia, al terzo piano, si era appena fatta un caffè quando, aprendo la porta, notò per l’ennesima volta che il pianerottolo era invaso da biciclette, vecchie sedie e due sacchi di plastica pieni di chissà cosa.
Erano di Carlo, il vicino del quarto piano, noto per trattare gli spazi comuni come il prolungamento del proprio salotto. Lucia sospirò. Quella scena la vedeva ormai da mesi e ogni volta le saliva un misto di fastidio e rassegnazione.
Ma quel giorno decise che non sarebbe rimasta a guardare. La sua prima idea fu prendere il telefono, inquadrare tutto e inviare la foto all’amministratore. In fondo, pensò, una prova visiva vale più di mille parole.
La domanda che cambia tutto
Proprio mentre si preparava a premere il tasto di scatto, un dubbio la fermò: “E se stessi violando la privacy di Carlo? Posso davvero fotografare il mio vicino senza rischiare un guaio?”
Il confine, in realtà, è sottile. Fotografare in condominio non è sempre vietato, ma non è neppure un gesto libero da conseguenze. La legge parla chiaro:
- Se l’immagine ritrae un’area comune e serve per documentare un fatto rilevante (come un’occupazione illecita), può essere lecita.
- Se si entra nell’ambito privato di una persona – ad esempio fotografando all’interno del suo appartamento – si rischia di commettere un reato.
- Se diventa un’abitudine persecutoria, anche in spazi comuni, si può finire accusati di molestie.
Una Cassazione che fa scuol
In un caso analogo, la Corte di Cassazione si è trovata a decidere su un condomino che aveva scattato una foto al vicino intento a usare abusivamente una parte comune. Lo scatto era stato fatto una sola volta, senza intento di umiliarlo o perseguitarlo, e solo per mostrare la situazione all’amministratore.
Risultato? Assoluzione. Per i giudici, non c’era alcuna condotta persecutoria, ma un’azione mirata e proporzionata.
Il consiglio dell’esper
Se ti trovi nella situazione di Lucia, la regola d’oro è agire con equilibrio:
- Scatta solo se serve davvero e una sola volta.
- Inquadra l’oggetto della violazione, non la persona in primo piano, se possibile.
- Usa la foto solo come prova per l’amministratore o, nei casi estremi, per le autorità.
E ricordati: il tuo smartphone non è un’arma, ma uno strumento di tutela. Dipende da come lo usi.
La mossa successiva
Lucia, dopo essersi informata, prese una decisione: scattò una sola foto, stando attenta a non riprendere Carlo. La inviò all’amministratore accompagnata da una mail chiara, senza toni accusatori ma con la richiesta di risolvere la situazione.
Non ci furono guerre di condominio, ma alla successiva assemblea il regolamento venne ricordato a tutti e il pianerottolo tornò libero.
Perché la prudenza paga
In condominio, la convivenza è fatta di piccoli equilibri. La tecnologia ci mette in mano strumenti potentissimi, ma anche rischiosi. Un semplice scatto può aiutare a far rispettare le regole… o trasformarsi in un boomerang legale.
La differenza sta tutta nell’intento e nel rispetto reciproco. E forse, se ci pensiamo bene, a volte una chiacchierata diretta – civile e senza polemiche – può evitare problemi ben più grandi.
Redazione