Nel Settecento il confine tra il Ducato di Milano e la Confederazione Elvetica non era definito ovunque con la precisione che oggi diamo per scontata e alcune controversie risalivano agli inizi del Cinquecento e riguardavano soprattutto pascoli e boschi lungo la frontiera. Per anni il problema rimase aperto. La parte svizzera chiese a Milano di chiudere la vertenza, ma le guerre europee rinviarono ogni soluzione. Solo nel 1748 Maria Teresa d’Austria diede il proprio consenso e, due anni più tardi, si stabilì che il congresso incaricato di mettere ordine nei confini si sarebbe tenuto a Varese.
Geometri al lavoro tra pioggia e neve
Prima di sedersi a un tavolo servivano misure precise. Nell’ottobre del 1751 i rappresentanti dei due governi mandarono quindi i propri geometri lungo le zone contese, con il compito di misurare e descrivere i luoghi.
Il lavoro si fermò quasi subito. Pioggia e neve resero impossibili i rilievi e gli incaricati dovettero aspettare la primavera. Le operazioni ripresero nel maggio del 1752, preparando il materiale necessario per l’incontro diplomatico che si sarebbe aperto poche settimane dopo.
Le delegazioni arrivano a Varese
Tra il 17 e il 18 giugno 1752 arrivarono in borgo le due delegazioni. Per l’Impero austriaco, il governatore del Ducato di Milano Gian Luca Pallavicini delegò il senatore Gabriele Verri. Per la Lega dei dodici cantoni svizzeri partecipò Johann Anton Heinrich, balivo di Locarno.
La sera del 19 giugno Verri aprì ufficialmente i lavori. Furono previste quattro riunioni solenni, il 19 e il 26 giugno, il 26 luglio e il 2 agosto. Tra un incontro e l’altro si tennero riunioni private, più adatte a discutere senza cerimonie le questioni ancora aperte.
Quattordici articoli per chiudere la questione
Il congresso si concluse il 2 agosto. Maria Teresa aveva chiesto un atteggiamento pragmatico: molte delle terre contese erano boschi o pascoli di scarso valore e spesso privi di strade. Non aveva senso trascinare ancora una disputa che durava da troppo tempo.
Il risultato fu un trattato di quattordici articoli, accompagnato da rappresentazioni grafiche pensate per evitare nuovi equivoci. Il documento venne ratificato nello stesso anno e lungo la linea di confine furono collocati cippi che in parte sono ancora rintracciabili.
Un congresso internazionale nel borgo
Per Varese fu un avvenimento importante. I reggenti decisero perfino di ricordarlo con due iscrizioni nella sala del consiglio comunale, andate poi perdute.
Resta il fatto che, nel 1752, per settimane Varese ospitò funzionari, tecnici e diplomatici chiamati a risolvere una questione internazionale. Quando oggi si attraversa il confine con la Svizzera quasi senza pensarci, vale la pena ricordare che una parte di quella linea fu discussa e messa nero su bianco proprio qui.
Samuele Corsalini
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