Il Natale è un tempo che ognuno interpreta a modo suo, oggi più che mai seguendo tradizioni, ricordi, desideri e sensibilità personali. Per alcuni è il periodo più atteso dell’anno, ma per molte persone il conto alla rovescia verso il Natale non è fatto di luci, regali, cene in famiglia e addobbi condominiali; è un momento silenzioso, più intimo, da vivere lontano dalla frenesia. Di fronte a chi resta fedele alla tradizione, con il presepe uguale tutti gli anni, l’albero sempre decorato allo stesso modo, le tavolate allegre, il profumo dei piatti tipici, cresce il numero di persone che scelgono consapevolmente di “fuggire” dalle Festività e dalla pressione sociale della stagione più celebrata dell’anno. Un fenomeno sempre più evidente che testimonia un cambiamento culturale.
Fuga dal Natale
A spingere verso la fuga non è soltanto la stanchezza accumulata durante l’anno. Sociologi e psicologi concordano: il mese di dicembre concentra una quantità di richieste, di impegni sociali, emotivi, familiari, economici, faticosi da sostenere e solitamente inevitabili. Il risultato è paradossale: ciò che dovrebbe essere occasione di benessere si trasforma in un periodo di sovraccarico, le agende sono piene di impegni perché tutto deve essere terminato “prima di Natale”. Dunque, dopo un mese abbondante di impegni quasi al di sopra delle proprie possibilità fisiche e psicologiche, ci si organizza affinché a partire dal 24 dicembre non ci siano più doveri, incombenze, fatiche economiche e gastronomiche, ma soltanto relax.
La fuga assume forme diverse. C’è chi organizza un viaggio verso posti lontani, approfittando delle vacanze per scoprire le usanze di altri Paesi, visitare luoghi caratteristici, mangiare cibi nuovi, ascoltare musiche lontane; c’è chi visita città illuminate, oppure va in montagna o in luoghi caldi dove il Natale profuma d’ estate; c’ è chi rimane a casa riducendo al minimo addobbi e rituali. E poi ci sono i “minimalisti”: pochi regali, niente corse nei negozi, niente maratone di pranzi forzati, nessuna sofferenza per stomaco e fegato, il portafogli è tranquillo, una bella passeggiata o un libro sul divano hanno il loro senso. Si dà più spazio al tempo, al riposo e alle persone care. Un Natale introspettivo, fatto di bilanci personali, lettura, musica diffusa e riflessioni sull’anno che sta finendo e su quello che verrà.
Tra addobbi e silenzio
Anche la vita condominiale percepisce questo cambiamento. A fianco degli “addobbatori folli” troviamo i “condòmini silenziosi”: nessun addobbo sulle porte, poche iniziative comuni, appartamenti chiusi. Per alcuni amministratori questo significa difficoltà, o disaffezione? nel mantenere tradizioni condivise. Ma non è desiderio di isolamento: chi “scappa” non lo fa per desiderio di solitudine, lo fa per cercare un modo più autentico e meno commerciale di vivere il periodo.
Il Natale, oggi più che mai, è un territorio dove ognuno cerca la propria misura, e non c’è più un rituale uguale per tutti. Il Natale non ha una sola forma. Sono emozioni, ricordi, desideri diversi. Ognuno lo riempie come può, come vuole, come sente. E proprio in questa libertà sta il suo significato.
Raffaella Cremonesi