C’è una strana specie che si aggira nei corridoi dei palazzi italiani e che popola le nostre assemblee con la grazia di un’ombra: il Condomino Fantasma. È quella persona che, convocata ufficialmente, non si vede quasi mai; oppure, se si presenta, siede in fondo alla sala, non alza mai la mano per votare e quando arriva il momento decisivo, si rifugia nella sicurezza rassicurante dell’astensione.
Ma siamo sicuri che questa neutralità sia davvero innocua?
Il silenzio come arma (impropria)
Spesso pensiamo all’astensione come a una forma di “non partecipazione”, un modo per dire “non mi interessa”. La realtà, come esplorato nell’ultima puntata di Astenuti si diventa 3, è molto più complessa. Per chi amministra o per chi propone innovazioni necessarie – come la riqualificazione energetica o la messa in sicurezza dello stabile – il Condomino Fantasma rappresenta il vero ostacolo al cambiamento.
In un sistema di voto dove i quorum sono una matematica stringente, l’astensione non è un voto neutrale: è un voto che favorisce lo status quo. Chi si astiene, di fatto, sta votando per mantenere le cose esattamente come sono, anche se il tetto perde o l’ascensore è un reperto archeologico.
La sindrome del “Non mi riguarda”
Perché si diventa astenuti? Spesso dietro questa scelta c’è una profonda disillusione. Molti condomini hanno smesso di credere nella capacità decisionale dell’assemblea, stanchi di faide sterili o di sentirsi inascoltati. Altre volte, è pura pigrizia: studiare i preventivi, capire le norme tecniche e assumersi la responsabilità di un voto richiede tempo ed energia.
Tuttavia, il prezzo di questa indifferenza è altissimo. Quando il Condomino Fantasma si moltiplica, la gestione del palazzo diventa stagnante. Le decisioni vengono rinviate all’infinito e i piccoli problemi quotidiani si trasformano in emergenze strutturali costosissime, che ricadranno pesantemente proprio sulle tasche di chi, fino a ieri, preferiva non esporsi.
Dalla neutralità alla cittadinanza attiva
La buona notizia? Si può smettere di essere astenuti. La vita in condominio non deve essere uno psicodramma, ma una forma di cittadinanza attiva. Iniziare a porre domande, richiedere chiarezza sui bilanci e comprendere che il proprio voto – anche quello contrario – ha più valore di un’astensione di comodo, è il primo passo per trasformare un gruppo di sconosciuti che condividono un tetto in una vera comunità.
Il tuo palazzo ha bisogno di persone che scelgono, non di fantasmi che guardano. E tu, nell’ultima assemblea, che tipo di condomino sei stato?
E se ti sei perso gli altri episodi di Astenuti si diventa… Ascolta
- il primo, “La storia di Mirko Ruffino e la scalata di SIF Italia (prima parte)”
- il secondo “Psicodramma in assemblea: perché l’indifferenza sta distruggendo il tuo palazzo”
Redazione