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MARIA MERCEDES PISANI: il diritto come strumento di prevenzione nella vita condominiale

pisani
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Nella frenesia del mondo legale, dove le parole pesano come pietre e ogni decisione può avere impatti profondi, l’avvocato penalista Maria Mercedes Pisani trova spazio per un’altra passione: la scrittura.

Attraverso il suo libro tecnico, presentato al concorso letterario Benvenuti in Condominio, l’avvocato Pisani ci guida in un viaggio che unisce diritto e vita quotidiana, esplorando come le leggi possano essere strumenti di comprensione e prevenzione, piuttosto che semplici meccanismi di sanzione.

In questa intervista esclusiva, scopriamo le motivazioni, le esperienze e le sfide che hanno caratterizzato il suo percorso di scrittrice e professionista del diritto.

Cosa l’ha spinta a partecipare al concorso letterario di Benvenuti in Condominio?

Conosco da diversi anni Benvenuti in Condominio e ne apprezzo la capacità di fare divulgazione, rendendo accessibili temi che spesso sono tutt’altro che semplici.

Quando ho visto il mio libro pronto e mi è giunto il bando del concorso, ho pensato di metterlo in gioco, l’idea di partecipare al concorso è nata quasi spontaneamente. Ma convincermi definitivamente è stato il mio editore, che mi ha caldamente incoraggiata a partecipare. Diciamo che, a quel punto, avevo esaurito le scuse!

Come riesce a conciliare il suo lavoro di avvocato penalista con la sua passione per la scrittura?

In realtà, il lavoro dell’avvocato, anche penalista, si fonda in larga misura sulla lettura, sullo studio e sulla scrittura: sono attività che fanno parte della quotidianità professionale.

Naturalmente, scrivere un libro è cosa ben diversa dal redigere un atto, un appello o un ricorso, ma il metodo di lavoro, la ricerca e la necessità di costruire un ragionamento coerente sono molto simili.

La vera difficoltà non è tanto trovare l’ispirazione, quanto riuscire a ritagliarsi del tempo in modo sistematico e regolare. Perché il lavoro, come sappiamo, ha la pessima abitudine di occupare tutto lo spazio che gli lasciamo!

Ci sono esperienze della sua carriera legale che hanno influenzato la sua scrittura?

Sì, alcune delle vicende illustrate nel libro le ho affrontate direttamente come difensore. L’avvocato è, per certi versi, un osservatore privilegiato delle vicende umane: incontra persone e storie che, a un certo punto, hanno subito una deviazione dal loro corso ordinario e sereno.

Spesso ci si trova a fare i conti con rapporti deteriorati, incomprensioni e conflitti che sembrano impossibili da ricomporre. Individuare una soluzione giuridicamente corretta è fondamentale, ma non sempre basta a pacificare gli animi o a ricostruire una relazione.

È proprio questa dimensione umana ad avermi interessata: capire come si arriva a certe situazioni, quali segnali avrebbero potuto essere colti prima e, soprattutto, se esistano strumenti per evitare che una difficoltà degeneri in qualcosa di molto più serio.

Quali tematiche ha scelto di esplorare nel suo libro tecnico presentato al concorso?

Il libro affronta il tema del diritto penale applicato alle vicende che si verificano in condominio, cercando di individuare le situazioni e i comportamenti che possono condurre a violazioni penalmente rilevanti e, soprattutto, quali condizioni consentono di prevenirle.

Il mio intento non era di spiegare che cosa dice la legge, ma offrire strumenti di riflessione a chi si trova a gestire quotidianamente queste dinamiche: amministratori, condòmini e professionisti.

Mi interessava individuare quei segnali d’allarme, quei famosi campanelli d’allarme che compaiono anche nelle infografiche, che possono indurre a soffermarsi su un evento e chiedersi: «Cosa sta accadendo? Come possiamo intervenire per evitare che la situazione degeneri?».

Naturalmente, non esiste una ricetta valida per ogni caso, ma riconoscere tempestivamente un problema e affrontarlo con gli strumenti adeguati può evitare conseguenze spiacevoli per tutti.

Può descrivere il processo creativo che segue quando scrive?

Sono piuttosto metodica, e devo ammettere che la scrittura tecnica è più semplice: si individua un tema, si fa ricerca, si studiano i risultati, si raccolgono le idee e poi si passa alla stesura. Sono un po’ vieux jeu: la prima bozza la scrivo ancora a mano, con carta e penna.

Mi aiuta a ordinare i pensieri, a trovare una linea logica e a capire dove voglio arrivare. Poi, naturalmente, arriva il momento di trasferire tutto sul computer, e lì … tutto si trasforma!

Sono capace di stravolgere completamente un testo! Devi sapere che una settimana prima del visto si stampi ho rivoluzionato completamente un intero capitolo. Il mio editore era piuttosto preoccupata! Ma credo che faccia parte del processo: scrivere significa anche avere il coraggio di rimettere in discussione quello che si è già scritto, quando ci si accorge che può essere migliorato.

Qual è stato il feedback più significativo che ha ricevuto sul suo libro tecnico?

Più che un singolo commento, mi interesserebbe sapere se il libro riuscirà a essere utile a chi lo legge: se un amministratore, un condòmino o un professionista vi troverà uno spunto per riconoscere una situazione problematica, affrontarla diversamente o evitare che un conflitto si trasformi in qualcosa di più grave.

Per un testo tecnico, credo che il complimento più significativo non sia necessariamente sentirsi dire che è scritto bene, ma sapere che è servito a qualcuno. Se poi riesce anche a farsi leggere da tutti, senza richiedere una laurea in giurisprudenza e una buona dose di pazienza, tanto meglio!

Ci sono autori o libri che l’hanno ispirata nel suo percorso di scrittura?

Sono una lettrice compulsiva, e le mie letture non si limitano agli atti e ai documenti che devo esaminare per lavoro, per fortuna! Leggo romanzi, racconti e libri di generi diversi, e credo che leggere sia una delle esperienze più formative per chiunque scriva.

Non saprei indicare un autore al quale mi senta particolarmente debitrice per questo libro. Posso dire, però, che le mie letture mi hanno sicuramente aiutata a maturare una convinzione: anche quando si affrontano argomenti complessi, è possibile cercare di usare un linguaggio chiaro, diretto e accessibile, senza rinunciare al rigore.

Il diritto ha già una inevitabile struttura tecnica, è fondamentale definire correttamente i fatti e quindi usare termini precisi, senza sostituirli; non c’è bisogno di aggiungere pompose circonvoluzioni, è sempre meglio esprimere un concetto nel modo più semplice possibile.

Che consiglio darebbe a chi vuole intraprendere la strada della scrittura, pur avendo un lavoro impegnativo come il suo?

Il primo consiglio è di non aspettare di avere tempo: bisogna programmarlo. La voglia di scrivere è importante, ma da sola non basta. Occorre ritagliarsi uno spazio regolare, da dedicare alla ricerca, allo studio e alla scrittura, senza interruzioni.

La continuità è fondamentale per non perdere il filo del ragionamento e riuscire a completare una sezione o un capitolo. E poi bisogna accettare che quello che si scrive oggi possa essere modificato, riscritto o persino stravolto domani.

Il testo non è intoccabile; certo, per la serenità del vostro editore sarebbe meglio non comunicargli ad una settimana dalla scadenza prefissa, che state riscrivendo un capitolo. L’importante è avere un metodo, rispettarlo e non innamorarsi troppo delle proprie prime bozze.

Ha in programma di pubblicare altri libri tecnici in futuro?

Al momento non ho un nuovo libro in programma, ma non lo escludo affatto. Sono curiosa per natura e mi piace approfondire temi nuovi, quindi non credo che sarà difficile imbattermi prima o poi in un argomento capace di catturare la mia attenzione.

Del resto, il libro sul diritto penale in condominio è il mio primo libro tecnico, ma non la prima pubblicazione. Questo testo si inserisce in un percorso di scrittura e approfondimento avviato: in passato ho pubblicato diversi contributi tecnico-giuridici su varie riviste e sono stata anche co-curatrice di una pubblicazione dell’Università di Perugia dedicata alla mediazione penale applicata ai reati di competenza della Procura europea.

Si tratta di ambiti diversi, che riflettono i miei interessi professionali e culturali. Perciò, lascio aperta la porta: se ci sarà un tema sul quale sentirò di avere qualcosa di utile da dire, potrei tornare a scrivere.

Qual è il messaggio principale che spera di trasmettere attraverso la sua partecipazione al concorso?

Mi piacerebbe contribuire a diffondere l’idea che il diritto non debba essere percepito soltanto come qualcosa cui ricorrere quando un problema si è già verificato, per individuare responsabilità e governare le conseguenze.

Il diritto è uno strumento che aiuta a comprendere meglio le situazioni, a riconoscere i segnali di rischio e a prevenire conflitti che, se trascurati, possono diventare molto difficili da gestire.

Questo vale anche per la vita condominiale, dove dietro questioni apparentemente banali si possono nascondere tensioni e fratture nei rapporti personali. Conoscere le regole non significa soltanto sapere che cosa non si può fare, ma anche capire come comportarsi per evitare di arrivare a situazioni che nessuno avrebbe voluto affrontare.

Se la partecipazione al concorso contribuirà a far arrivare questo messaggio a qualche lettore, e magari a far guardare al diritto con un po’ meno diffidenza e un po’ più di curiosità, avrò raggiunto un obiettivo importante.

La partecipazione di Maria Mercedes Pisani al concorso letterario di Benvenuti in Condominio non è solo un traguardo personale, ma un invito a guardare il diritto con occhi nuovi. Attraverso il suo libro, l’avvocato Pisani ci insegna che il diritto non è solo un codice da seguire, ma un mezzo per costruire relazioni più solide e comprensioni più profonde.

Che il suo lavoro possa ispirare amministratori, condòmini e professionisti a riconoscere e affrontare le sfide condominiali con maggiore consapevolezza e umanità. Questo incontro tra diritto e vita quotidiana ci ricorda che, con il giusto approccio, ogni conflitto può essere un’opportunità per crescere e migliorare.

Raffaella Manetta

 

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