Ci sono barriere che non si vedono, ma che pesano come muri di cemento armato. Non hanno bisogno di cancelli o di porte blindate per escludere: si ergono silenziosamente ogni volta che non riusciamo a comunicare, ogni volta che diamo per scontato che il linguaggio sia solo quello parlato, dimenticando che l’essere umano possiede una straordinaria pluralità di codici per esprimere il proprio pensiero, le proprie emozioni e i propri diritti. Mercoledì 23 settembre si celebra la Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni, un appuntamento che ci invita a riflettere profondamente sul concetto di inclusione e di accessibilità. E se c’è un luogo in cui il tema dell’inclusione dovrebbe trovare la sua massima e più naturale applicazione, questo è proprio il condominio.
Condominio come microcosmo
Il condominio è, per definizione, la casa di tutti. È il microcosmo in cui le differenze si incontrano – e talvolta si scontrano – sotto lo stesso tetto. Eppure, quante volte pensiamo ai nostri edifici come a spazi realmente accessibili a chi è sordo o ipoudente? L’inclusione non si misura soltanto nell’assenza di barriere architettoniche fisiche, come una rampa per le sedie a rotelle o un ascensore spazioso; passa inevitabilmente attraverso l’abbattimento delle barriere comunicative e relazionali.
Garantire che un’assemblea condominiale sia trasparente e accessibile, che le informazioni circolino senza escludere nessuno, che il diritto di parola e di voto sia esercitabile in piena autonomia da ogni cittadino, significa fare un salto di civiltà. Significa passare dalla teoria dei diritti alla pratica della dignità.
Una lingua nuova
La Lingua dei Segni non è semplicemente un ausilio tecnico o una traduzione: è una lingua viva, ricca, capace di trasmettere cultura, sfumature, identità. Riconoscerne il valore e promuoverne la conoscenza significa arricchire l’intera comunità.
Come testata e come punto di riferimento per il mondo dell’abitare, crediamo fermamente che una buona convivenza nasca dall’ascolto. E l’ascolto, oggi lo sappiamo bene, non ha bisogno esclusivamente della voce. Può viaggiare attraverso le mani, gli sguardi, i gesti e la volontà sincera di includere. Abbattiamo i muri del silenzio: perché una casa è davvero tale solo quando le sue porte, e le sue parole, sono aperte a tutti.
Giulia Nicora