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LA CURA DELLE PERSONE AL CENTRO:
quando l’amministratore diventa una vocazione

Sara D'Ovidio

Si sente spesso parlare dell’amministratore di condominio come di una figura fredda, confinata tra i numeri di un bilancio, le scadenze fiscali e la quadratura dei centesimi. Ma basta fermarsi ad ascoltare il percorso di Sara D’Ovidio, brillante professionista romana a capo di Condominioroma e seconda classificata all’edizione 2026 del prestigioso contest 100 Eccellenze Condominiali, per capire che la realtà è profondamente diversa. Quella di Sara è una storia in cui la gestione immobiliare si fonde con l’ascolto, l’empatia e una vocazione autentica per la cura dell’altro.

In questa intensa chiacchierata, ci svela il volto più intimo e appassionato di una professione vissuta come una missione quotidiana.

Sara, partiamo dall’inizio. Quando si pensa a un amministratore di condominio, raramente si pensa a un’infanzia trascorsa a sognare questo lavoro. Quali sono state le tue tappe? «È verissimo, i miei sogni di bambina andavano in tutt’altra direzione: sognavo di fare la maestra, poi il medico. In apparenza, strade lontanissime da quella che poi ho intrapreso. Ma a ben guardare, erano i tasselli di una stessa identica vocazione che mi portava, in modo naturale, verso la cura delle persone. Quando ho iniziato a osservare dall’esterno questo mondo — un ruolo tanto indispensabile quanto complesso e spesso esposto alle intemperie — la curiosità iniziale ha lasciato spazio all’interesse profondo. Ho voluto approfondire, studiare, capire come potermi spendere in prima persona. E l’entusiasmo ha fatto il resto».

Il condominio viene spesso percepito come un campo di battaglia fatto di liti condominiali e assemblee infuocate. Tu come lo vivi dall’interno? «Per me il condominio non è mai stato soltanto un insieme di mattoni, cemento e tabelle millesimali. È un vero e proprio ecosistema umano. Un microcosmo brulicante di storie individuali, di bisogni concreti, di aspettative e, sì, anche di inevitabili incomprensioni. Le persone non cercano solo qualcuno che faccia quadrare i conti; cercano qualcuno che sappia ascoltarle. Il mio obiettivo quotidiano è molto semplice nella teoria, ma impegnativo nella pratica: cerco di essere una presenza rassicurante per i condòmini. Hanno bisogno, prima di tutto, di sentirsi accolti e guidati con equità e trasparenza».

Viviamo in un settore in cui i pregiudizi verso gli amministratori non mancano mai, spesso ereditati da esperienze negative del passato. Come rispondi alla sfiducia iniziale? «Con la forza silenziosa e dirompente dei fatti. Non servono grandi discorsi o promesse idilliache. La fiducia non si guadagna a parole, si costruisce giorno dopo giorno sul campo. Quando un condomino sperimenta la differenza di un approccio basato sulla presenza costante, sulla correttezza intransigente e sul rispetto profondo della comunità in cui vive, le barriere cadono spontaneamente. La concretezza del lavoro svolto è la risposta più elegante e definitiva a qualsiasi preconcetto».

Essere proclamata tra le grandi protagoniste sul palco di Varese, conquistando il secondo posto alle “100 Eccellenze Condominiali”, che emozione ti ha lasciato? «È stata un’emozione immensa, quasi difficile da racchiudere in poche parole. Questo riconoscimento non è un punto d’arrivo personale, ma la conferma che la strada della trasparenza, dell’umanità e dell’ascolto è quella giusta. Dedico questo traguardo a chi mi dà fiducia ogni giorno e a tutti i colleghi che, come me, mettono il cuore in una professione difficile ma straordinaria».

Una visione elegante, appassionata e radicata nei valori autentici della convivenza civile. Quella di Sara D’Ovidio è la prova provata che il condominio del futuro ha un volto profondamente umano.

Il consiglio di “Benvenuti in Condominio”: La professionalità e l’empatia sono i veri pilastri per trasformare la gestione di un palazzo da semplice amministrazione a comunità serena e protetta.

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Redazione

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